![]() Soprannomi austriaci e viennesi per gli italiani: storia, significato ed etimologia di Katzelmacher e degli altri etnonimiIl rapporto tra l'Austria e l'Italia affonda le proprie radici in secoli di scambi artistici, matrimoni dinastici asburgici, migrazioni di manodopera specializzata e violente contese geopolitiche. Questa continua oscillazione tra fascinazione culturale e attrito quotidiano ha prodotto nel tempo un ricco repertorio di etnofaulicismi (Ethnophaulismen), ovvero nomignoli ed espressioni gergali utilizzati per designare in modo canzonatorio, stereotipato o apertamente denigratorio i popoli confinanti. Nel dialetto viennese (Wienerisch) e nelle parlate bavaro-austriache, l'italiano è stato storicamente identificato con una varietà di appellativi. Tra questi spicca per antichità e complessità filologica Katzelmacher, affiancato da termini dal sapore militare o geografico come Itaker, Welsche e le loro numerose varianti vernacolari. Katzelmacher: la vera origine linguistica tra valli alpine e mestoliLa parola Katzelmacher (attestata anche nelle forme dialettali Katzlmacher o Gatzelmacher) è documentata per iscritto a Vienna sin dalla prima metà del Settecento, con una prima menzione ufficiale datata 1741. A dispetto delle apparenze e delle credenze popolari, l'origine scientifica del vocabolo non ha alcun legame biologico con i gatti, bensì con l'artigianato del legno e la metallurgia povera delle valli alpine. Dalla radice latina "cattia" al dialetto alpinoLa tesi etimologica ampiamente condivisa dalla glottologia contemporanea fa risalire il lemma al latino tardo cattia (da cui derivano il veneto e piemontese cazza, il ladino ciaza o ciacia e l'italiano cazza, nel senso di mestolo, cucchiaione o casseruola). Nel corso dell'età moderna, dai villaggi montani del Trentino, dell'alto Cadore, della Carnia, della Val Gardena e del Piemonte partivano flussi regolari di lavoratori stagionali che valicavano le Alpi centrali e orientali. Questi montanari erano abili scultori del legno e peltrai ambulanti che producevano stoviglie rustiche: grandi cucchiai per servire la polenta, mestoli da brodo e scodelle di stagno. Nel dialetto alpino carinziano, tirolese e salisburghese, tale utensile venne assimilato nella forma fonetica Gatzel, Gåtzn o Katzel. Chi fabbricava e vendeva tali oggetti divenne naturalmente il Gatzlmacher o Katzelmacher, letteralmente il "fabbricatore di cucchiai o mestoli". Attraverso i passi alpini (come il Felbertauern), questi venditori giungevano fino ai mercati di Salisburgo, Linz e soprattutto della capitale imperiale Vienna. Con il passare dei decenni, per estensione metonimica tipica del gergo urbano viennese, il nome del mestiere itinerante passò a qualificare qualsiasi immigrato proveniente dalle regioni a sud delle Alpi. Le etimologie popolari: tra fantasia, malizia e pregiudizioPoiché la reale origine materiale del termine si era affievolita nella memoria collettiva dei cittadini, il parlante comune ha cercato nel tempo spiegazioni intuitive basate sull'assonanza fonetica, generando una serie di suggestive paraetimologie: La tesi della prole numerosa (Katzen werfen)La spiegazione popolare più diffusa associa il termine al sostantivo tedesco Katze (gatto). Nella mentalità asburgica, gli immigrati italiani, perlopiù cattolici osservanti provenienti da comunità rurali povere, tendevano ad avere famiglie estremamente numerose. Nacque così lo stereotipo secondo cui gli italiani "facevano figli con la frequenza con cui i gatti partoriscono" (werfen Junge wie die Katzen). Katzelmacher venne quindi reinterpretato in senso dispregiativo come "fabbricante di gattini", alludendo a un'iper-fertilità disordinata. L'intercalare volgareUn'altra ipotesi diffusa negli ambienti popolari di Vienna riconduceva l'appellativo all'intercalare triviale italiano "cazzo", udito continuamente nei cantieri o nei mercati rionali durante le animate dispute tra operai e commercianti italiani. Gli ascoltatori germanofoni avrebbero rimodellato quel suono familiare associandolo al proprio lessico felino. Il consumo di carne felinaNon mancò il consueto pregiudizio gastronomico anti-italiano, particolarmente vivo in epoche di carestia e nei contesti di guerra: l'accusa di essere "mangia-gatti", spacciando la carne di felino per coniglio o lepre. Da ciò derivò la credenza che il Katzelmacher fosse colui che macellava e preparava i gatti per la tavola. L'evoluzione del termine: dalla Vienna asburgica alla Prima guerra mondialeFino alla fine dell'Ottocento, pur conservando una connotazione canzonatoria e socialmente svalutante legata alla condizione proletaria degli immigrati (muratori, manovali ferroviari, venditori di fichi e caldarroste), Katzelmacher non esprimeva necessariamente un odio viscerale. A Vienna convivevano infatti due volti dell'italianità: quello aulico e prestigioso degli architetti, dei compositori di corte e degli artisti barocchi, e quello umile dei lavoratori ambulanti. La frattura decisiva avvenne nel maggio del 1915, quando il Regno d'Italia denunciò la Triplice Alleanza ed entrò nel primo conflitto mondiale contro gli Imperi Centrali. Quell'atto, vissuto a Vienna come un vero e proprio "tradimento" (Treubruch), provocò un'ondata di nazionalismo bellico senza precedenti. La propaganda asburgica, i giornali satirici viennesi e i manifesti di guerra caricarono la parola Katzelmacher di un significato apertamente ostile, trasformandola nell'archetipo del nemico subdolo, vile e inaffidabile. Itaker, Welsche e le altre etichette etnofaulicheOltre a Katzelmacher, il panorama storico-linguistico austriaco ha visto fiorire altri epiteti rivolti agli italiani, ciascuno con una specifica matrice storica e geografica: Itaker (o Itaka)Molto comune ancora oggi in tutta l'area germanofona, Itaker nasce originariamente nei ranghi dell'esercito austro-ungarico durante la Prima guerra mondiale. Il vocabolo fonde il tema "Ita-" con il suffisso slavo -ak, un morfema estremamente frequente nelle terre dell'Impero (si pensi a Polak, Slowak o Bosniak). Il termine assunse poi una seconda vita nella Seconda guerra mondiale tra le truppe tedesche della Wehrmacht, le quali coniarono l'acronimo parodico retroattivo Italienischer Kamerad ("camerata italiano"), mutato in pesante sarcasmo dopo l'armistizio di Cassibile dell'8 settembre 1943. Welsche / WalscheSi tratta dell'etnonimo più arcaico, derivante dal protogermanico *Walhaz, con cui le antiche tribù germaniche designavano i vicini di lingua celtica prima e neolatina poi (da cui derivano anche toponimi internazionali come Galles/Wales o la Vallonia). Nella monarchia asburgica e specificamente nella contea principesca del Tirolo, die Welschen indicava con distacco gli italofoni, mentre il Trentino veniva ufficialmente e comunemente denominato Welschtirol in contrapposizione al Deutschtirol. Katzinger e gli stereotipi culinariNei quartieri storici di Vienna (nei Grätzl) e tra i tavoli delle osterie tradizionali (Heuriger), Katzelmacher ha dato origine a forme contratte come Katzinger. Negli anni del secondo dopoguerra e del boom economico, il termine ha poi ceduto parzialmente il passo a offese incentrate sulle abitudini alimentari, come Spaghettifresser o Pastafresser (dove il verbo fressen, riferito agli animali, sostituisce degradando il normale essen, mangiare). Il secondo dopoguerra e la transizione a simbolo della xenofobiaNel corso degli anni '60 e '70, il flusso dei cosiddetti Gastarbeiter (i lavoratori ospiti) verso l'Austria e la Germania occidentale ha riattivato l'uso di questi epiteti. Il termine Katzelmacher finì per oltrepassare i confini della comunità italiana, venendo impiegato in modo generico per etichettare qualsiasi lavoratore migrante proveniente dall'Europa meridionale (greci, spagnoli o jugoslavi). Questa dinamica di esclusione sociale e diffidenza comunitaria è stata immortalata dal celebre drammaturgo e regista bavarese Rainer Werner Fassbinder nell'opera teatrale e nel film omonimo Katzelmacher (1969), dove il protagonista insultato con questo epiteto è in realtà un immigrato greco di nome Jorgos, a riprova di come il termine fosse diventato sinonimo generale di "intruso meridionale". La situazione contemporanea a ViennaNell'Austria contemporanea, e in particolare nel contesto cosmopolita viennese, parole come Katzelmacher e Itaker sono considerate fortemente scortesi, anacronistiche e socialmente inaccettabili in qualsiasi contesto pubblico o formale. Rimangono relegate al parlato di generazioni molto anziane, a nicchie dialettali marginali o allo sfottò calcistico tra tifoserie rivali. Oggi l'atteggiamento dei viennesi nei confronti dell'Italia è dominato dall'Italophilie: una marcata attrazione per la gastronomia, il design, la lingua e le vacanze lungo la costa adriatica (l'Alto Adriatico da Grado a Lignano, ribattezzato storicamente Hausmeisterstrand, la "spiaggia del portinaio viennese"). Ciò nonostante, la memoria filologica di questi vocaboli testimonia come il dialetto cittadino abbia assorbito e conservato le complesse tensioni storiche tra due civiltà intimamente intrecciate. |
Scritto da Valentino de Rogatis |