Se Vienna è universalmente considerata la capitale mondiale della musica classica, il Wiener Musikverein ne rappresenta il santuario più sacro e splendente. Situato a pochi passi dal monumentale viale della Ringstraße, questo straordinario edificio non è semplicemente una sala da concerto: è uno strumento musicale monumentale a sé stante, un capolavoro architettonico in cui la celebrazione estetica incontra il miracolo dell'acustica perfetta. Sede storica della prestigiosa Gesellschaft der Musikfreunde in Wien (Società degli Amici della Musica di Vienna) e dimora elettiva dei celeberrimi Wiener Philharmoniker, il Musikverein è il palcoscenico planetario da cui ogni primo gennaio le note del Neujahrskonzert (Concerto di Capodanno) raggiungono milioni di spettatori in tutto il mondo.
La nascita del Musikverein è legata a doppio filo alla grandiosa trasformazione urbanistica voluta dall'imperatore Francesco Giuseppe I. Nel 1863, il sovrano donò alla Società degli Amici della Musica un terreno prospiciente il fiume Wien e la maestosa Karlskirche, affinché fosse eretta una sede all'altezza delle crescenti ambizioni culturali della capitale asburgica. Il progetto fu affidato al celebre architetto danese-austriaco Theophil Hansen, una delle figure cardine dello Storicismo viennese (Historismus).
Inaugurato con solennità il 6 gennaio 1870, l'edificio si presenta come un tempio laico in puro stile neogreco (Neoklassizismus). Hansen concepì la struttura ispirandosi all'antichità classica, convinto che la bellezza visiva e l'armonia delle proporzioni elleniche fossero la cornice ideale per sublimare l'arte dei suoni. Frontoni triangolari scolpiti, colonne corinzie e fregi policromi annunciano fin dalla facciata l'atmosfera regale che accoglie gli amanti della musica.
Nel XIX secolo la disciplina dell'ingegneria acustica moderna non esisteva: Theophil Hansen si affidò all'intuito, alla maestria artigianale e al rigore geometrico del cosiddetto principio a "scatola da scarpe" (Schuhkarton-Prinzip). Il risultato andò oltre ogni immaginazione, trasformando la sala principale nel modello di riferimento mondiale per la resa sonora orchestrale.
L'acustica calda, avvolgente e cristallina del Musikverein non è casuale, ma il frutto di dettagli architettonici geniali:
Tra le mura del Musikverein è stata scritta la storia della cultura europea. Qui Johannes Brahms rivestì il ruolo di direttore artistico, eseguendo molte delle sue composizioni e lasciando in eredità alla Società la sua preziosissima biblioteca musicale. Qui Gustav Mahler, Anton Bruckner e Richard Strauss diressero prime esecuzioni memorabili.
Tuttavia, la sala ha conosciuto anche momenti di acceso tumulto. Il 31 marzo 1913 la Sala Dorata ospitò il famigerato Skandalkonzert, una serata orchestrale diretta da Arnold Schoenberg con brani di Anton Webern, Alban Berg e Gustav Mahler. Il pubblico conservatore viennese, scioccato dalle dissonanze della musica atonale, diede vita a risse furiose in platea, lanci di oggetti e schiaffi tra spettatori e organizzatori, costringendo la polizia a interrompere il concerto prima dell'esecuzione dei Kindertotenlieder di Mahler: uno dei capitoli più celebri della rottura tra modernismo e tradizione nella Vienna di inizio secolo.
È il cuore pulsante del palazzo e una delle sale da concerto più famose del pianeta. Misura 48,8 metri di lunghezza, 19,1 di larghezza e 17,7 di altezza, con una capienza di quasi 2.000 persone tra posti a sedere e in piedi. La magnificenza visiva toglie il fiato: stucchi dorati a foglia d'oro, sontuosi lampadari in cristallo, le celeberrime karyatiden dorate e gli affreschi del soffitto dedicati ad Apollo e alle Muse, dipinti da August Eisenmenger. Sullo sfondo della scena troneggia la splendida facciata dell'organo monumentale, originariamente costruito da Friedrich Ladegast e più volte rinnovato.
Concepita originariamente come sala per la musica da camera, fu ribattezzata nel 1937 in onore di Johannes Brahms. Con i suoi 600 posti, presenta un raffinato colonnato corinzio in finto marmo rosso e verde oliva e un'acustica intima, limpidissima, ideale per liederistici recital vocali, quartetti d'archi e sonate solistiche. Un restauro accurato negli anni '90 ne ha restituito le tonalità originali volute da Hansen.
In occasione del nuovo millennio, il Musikverein si è ampliato verso il basso grazie al progetto dell'architetto Wilhelm Holzbauer. Nelle fondamenta dell'edificio sono state ricavate quattro sale all'avanguardia dedicate alla sperimentazione contemporanea, al teatro musicale e alle prove: la Sala di Vetro (Gläserner Saal / Magna Auditorium), la Sala di Metallo (Metallener Saal), la Sala di Pietra (Steinerner Saal) e la Sala di Legno (Hölzerner Saal), magnifico connubio tra architettura storica e design del XXI secolo.
La Gesellschaft der Musikfreunde custodisce una delle collezioni musicali più importanti al mondo: manoscritti e spartiti autografi originali di Mozart, Beethoven (tra cui schizzi della Quinta e della Nona Sinfonia), Schubert, Haydn e Brahms, accessibili a musicologi e studiosi di ogni continente.