Se la Wiener Staatsoper rappresenta l'austero tempio dorato della lirica internazionale, la Volksoper (Volksoper Wien) incarna l'anima più autentica, vivace e appassionata del teatro musicale asburgico. Situata lungo l'animato anello del Gürtel nel nono distretto viennese, questa celebre istituzione teatrale è il secondo palcoscenico lirico più grande della capitale e la patria indiscussa della Wiener Operette, oltre a essere una prestigiosa vetrina per opere liriche, musical di scuola anglo-americana e balletti contemporanei.
Varcare la soglia della Volksoper significa immergersi in una tradizione che fonde la raffinata maestria musicale con la tipica Gemütlichkeit e lo Schmäh — l'arguzia scanzonata e l'ironia viennese. È qui che la musica d'autore incontra il grande pubblico senza barriere aristocratiche, tenendo fede al suo nome: l'«Opera del Popolo».
La genesi dell'edificio affonda le radici nelle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario di regno dell'imperatore Francesco Giuseppe I. Progettato dai celebri architetti viennesi Franz von Krauß e Josef Tölk, il teatro aprì i battenti nel 1898 con il nome di Kaiser-Jubiläums-Stadttheater. Curiosamente, la struttura non nacque per l'opera, bensì come teatro di prosa dedicato al dramma classico e alla commedia popolare, eretto grazie al supporto economico e alla sottoscrizione di illustri cittadini della borghesia viennese.
Tuttavia, il destino musicale del teatro si compì nel 1903 sotto la direzione visionaria di Rainer Simons, che ribattezzò la sala Volksoper, trasformandola rapidamente nel punto di riferimento per le grandi composizioni teatrali dell'epoca. Fu proprio tra queste mura che ebbero luogo memorabili debutti viennesi: nel 1907 la Volksoper ospitò le prime esecuzioni a Vienna di due capolavori di Giacomo Puccini, la Tosca e Madama Butterfly, opere che l'allora conservatrice Opera di Corte (oggi Staatsoper) aveva esitato a mettere in scena.
Il palcoscenico della Volksoper si rivelò un trampolino di lancio per leggende della lirica, tra cui l'indimenticabile soprano moravo Maria Jeritza. Un capitolo storico fondamentale si consumò nel secondo dopoguerra: quando i bombardamenti del 1945 distrussero quasi interamente la Wiener Staatsoper sulla Ringstraße, la compagnia della Staatsoper trovò rifugio proprio alla Volksoper, che per un decennio divenne il fulcro indiscusso della rinascita lirica austriaca fino alla riapertura della sede storica nel 1955.
L'auditorium conserva un fascino intimo e raccolto nonostante la capienza di oltre 1.300 spettatori. Caratterizzata da una pianta classica a ferro di cavallo, la sala vanta decorazioni in stucco dorato, poltrone in sontuoso velluto rosso e un'acustica limpida e uniforme. L'atmosfera che si respira è un invito al godimento musicale senza l'eccessivo rigore formale, dove la vicinanza tra artisti e spettatori amplifica l'emozione della recitazione e del canto.
Nessun viaggio a Vienna può dirsi completo senza aver assistito a una recita di Die Fledermaus (Il Pipistrello) di Johann Strauss figlio, o de Die lustige Witwe (La Vedova Allegra) di Franz Lehár. Alla Volksoper queste partiture non sono semplici rievocazioni nostalgiche, ma spettacoli carichi di energia, brio scenico, splendidi costumi d'epoca e orchestrazioni impeccabili che esaltano il ritmo ternario del valzer imperiale.
Durante la pausa tra gli atti (die Pause), il foyer storico si anima secondo il più puro cerimoniale viennese. È consuetudine concedersi un calice di Sekt (spumante austriaco) accompagnato dai tradizionali belegte Brötchen (tartine salate gourmet) o da una fetta di torta da consumare sui tavoli alti, ammirando i ritratti storici degli artisti che hanno segnato il Novecento teatrale austriaco.