Poche istituzioni al mondo incarnano l'anima, l'identità e il prestigio culturale di una città quanto l'Opera di Stato di Vienna (Wiener Staatsoper). Situata lungo il monumentale viale della Ringstraße, questa cattedrale della musica classica non è semplicemente un teatro d'opera, bensì uno dei palcoscenici lirici e coreutici più celebri e prestigiosi dell'intero pianeta. Con oltre trecento spettacoli all'anno presentati secondo un rigoroso sistema di repertorio che varia quasi quotidianamente, la Staatsoper ospita l'eccellenza musicale assoluta: è qui che suona stabilmente l'orchestra dalla quale si forma il nucleo leggendario dei Wiener Philharmoniker.
Varcare le sue porte dorate significa immergersi in oltre un secolo e mezzo di fasto imperiale, passioni travolgenti, riforme artistiche che hanno riscritto la storia della musica e ferite di guerra risanate con la fierezza tipicamente austriaca. Che siate melomani appassionati o viaggiatori alla ricerca dell'eleganza asburgica per antonomasia, una sosta alla Wiener Staatsoper è un'esperienza irrinunciabile durante un soggiorno nella capitale austriaca.
La genesi dell'allora Teatro dell'Opera di Corte (k.k. Hof-Operntheater) affonda le radici nella seconda metà dell'Ottocento, quando l'imperatore Francesco Giuseppe I ordinò l'abbattimento delle antiche mura difensive per realizzare il grandioso anello monumentale della Ringstraße. Il teatro fu il primo grande edificio pubblico a sorgere lungo la nuova arteria, progettato in sontuoso stile neorinascimentale dagli architetti August Sicard von Sicardsburg e Eduard van der Nüll tra il 1861 e il 1869.
Tuttavia, l'inizio dell'edificio fu segnato da un destino tragico e beffardo. Durante i lavori, la quota stradale della Ringstraße venne rialzata di circa un metro, facendo apparire la maestosa struttura più bassa del previsto. I viennesi, da sempre critici spietati, bollarono l'edificio come un «baule sprofondato» e una «stazione ferroviaria fallita», e lo stesso Francesco Giuseppe espresse commenti poco lusinghieri. Incapace di reggere l'umiliazione pubblica, Eduard van der Nüll si tolse la vita impiccandosi nell'aprile del 1868; appena dieci settimane dopo, l'amico e socio Sicardsburg morì stroncato dalla tubercolosi e dal dolore. Nessuno dei due architetti poté assistere all'inaugurazione solenne del 25 maggio 1869, tenutasi alla presenza della coppia imperiale con il Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart. Profondamente scosso da questo epilogo, l'Imperatore decise che da quel momento in poi avrebbe commentato ogni nuova opera d'arte solo con la celebre formula diplomatica: «Es war sehr schön, es hat mich sehr gefreut» («È stato molto bello, mi ha fatto molto piacere»).
La Staatsoper fu anche il tempio delle grandi rivoluzioni musicali: alla fine dell'Ottocento il geniale compositore e direttore Gustav Mahler ne assunse la guida, trasformando per sempre le regole dell'opera. Fu Mahler a imporre il buio totale in sala durante l'esecuzione, a vietare categoricamente l'ingresso agli spettatori in ritardo e a pretendere una fedeltà filologica assoluta alla partitura.
Il 12 marzo 1945, durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, una pioggia di ordigni incendiari colpì la struttura: la sala da concerto e il palcoscenico furono completamente divorati dalle fiamme, lasciando intatti solo la facciata monumentale, lo scalone d'onore e pochi ambienti storici. Il popolo viennese elesse la ricostruzione dell'Opera a simbolo supremo della rinascita nazionale; il 5 novembre 1955, in un'Austria appena tornata libera e sovrana, il teatro riaprì trionfalmente le porte sulle note del Fidelio di Ludwig van Beethoven, trasmesso in diretta via etere in tutto il mondo.
Partecipare a uno spettacolo serale o prendere parte a una delle esclusive visite guidate permette di esplorare ambienti di sbalorditiva bellezza artistica e architettonica: