Nascosta dietro la facciata apparentemente ordinaria di un edificio residenziale nella centrale Tuchlauben, a pochi passi dal Duomo di Santo Stefano, si cela una delle gemme archeologiche e artistiche più straordinarie d'Europa: la Neidhart Festsaal (Neidhart-Festsaal, storicamente nota anche come Neidhart-Fresken). Questa sala da ballo privata risalente alla fine del XIV secolo custodisce il più antico ciclo superstite di pitture murali profane di Vienna.
Mentre la Vienna medievale evoca quasi sempre grandiose cattedrali gotiche, austere abbazie o cripte imperiali, la Neidhart Festsaal apre una finestra inedita e vivacissima sulla vita secolare, sui piaceri terreni, sulla moda e sulle dissolutezze festive della ricca borghesia mercantile del tardo Medioevo. Entrare in questo spazio gestito con rigore filologico dal Wien Museum equivale a varcare la soglia di una festa privata del 1398, accolti dal brio satirico del più celebre cantore dell'epoca.
Le origini della sala sono legate alla figura di Michel Menschein, un facoltoso mercante di tessuti viennese che, intorno al 1398-1407, decise di trasformare il piano nobile della propria dimora in un sontuoso salone per ricevimenti e danze. All'epoca, la strada di Tuchlauben (letteralmente "i portici dei mercanti di panni") era il centro nevralgico del commercio tessile di lusso nell'orbita del Graben e dell'Hoher Markt. Per affermare il proprio rango e impressionare l'élite cittadina e nobiliare, Menschein commissionò a una bottega locale la decorazione completa delle quattro pareti.
Nel corso dei secoli successivi, l'edificio subì pesanti modifiche strutturali: vennero aggiunti piani superiori, abbassati i soffitti e le pareti furono coperte da spessi strati di intonaco e carta da parati. La sala da ballo cadde nell'oblio più totale fino alla primavera del 1979, quando, durante i lavori di ristrutturazione di un appartamento privato, gli operai rimossero una porzione d'intonaco moderno svelando tracce di colore medievale. La tempestiva segnalazione alle autorità di tutela dei beni culturali viennesi (Bundesdenkmalamt) rivelò una sequenza dipinta lunga oltre quindici metri, conservatasi intatta grazie all'ambiente protetto della muratura interna.
Sebbene siano stati a lungo chiamati convenzionalmente "affreschi" (Neidhart-Fresken), gli studi storico-artistici condotti durante i restauri hanno appurato che si tratta in realtà di una magistrale pittura a secco: i pigmenti naturali vennero applicati direttamente sull'intonaco già asciutto con leganti organici. Questa tecnica, che consentiva una resa dei dettagli sartoriali, dei volti e dei motivi ornamentali assai più fine rispetto al buon fresco, dimostra l'elevata maestria degli artisti operanti a Vienna all'epoca del duca Albrecht IV d'Asburgo.
Il soggetto del ciclo è interamente dedicato ai canti e alle vicende leggendarie di Neidhart von Reuental (ca. 1180–1240), il più celebre ed eccentrico Minnesänger (trovatore tedesco) della corte dei Babenberg. Neidhart aveva rivoluzionato la lirica cortese inventando il genere della poesia contadina cortese (Höfische Dorfpoesie), in cui l'ideale cavalleresco veniva ironicamente calato tra le contese, le gelosie e le baldorie rustiche. La sua popolarità a Vienna fu così radicata e duratura che, quasi due secoli dopo la sua morte, le sue canzoni venivano ancora intonate e illustrate come simboli di evasione e satira sociale.
È la scena cardine dell'intera sala, che illustra il racconto più famoso attribuito a Neidhart. Secondo la tradizione, il cavaliere-poeta scoprì nei prati intorno a Vienna la prima violetta primaverile e, per omaggiare la duchessa d'Austria, coprì il fiore con il suo cappello per poi condurre sul posto la nobiltà. Nel frattempo, un gruppo di astuti e dispettosi contadini locali rimosse la violetta e lasciò sotto il copricapo una sgradita sorpresa organica. Il dipinto raffigura proprio il momento tragicomico della scoperta: i volti grotteschi dei contadini che sghignazzano alle spalle dell'elegante corte asburgica costituiscono una testimonianza sociologica impareggiabile della rivalità tra ceti.
Il ciclo segue la successione ciclica delle stagioni tipica della produzione di Neidhart. Sulla parete meridionale si ammira un vivace ballo in cerchio (Reigen), dove fanciulle e gentiluomini della nobiltà viennese danzano a piedi scalzi o in preziose calzature a punta (Schnabelschuhe). La contrapposizione con le scene invernali è netta: queste ultime mostrano zuffe campestri, giochi con la neve e taverne riscaldate, riflettendo la dura realtà del clima mitteleuropeo e la ricerca del divertimento sfrenato.
Essendo il committente Michel Menschein un mercante di stoffe d'alto bordo, i dipinti sono un vero e proprio catalogo vivente dell'abbigliamento dell'epoca. Si notano con estrema nitidezza le maniche a sbuffo intagliate (Zatteln), gli abiti bicolori (Mi-parti), le acconciature a cuffia delle matrone viennesi e la sontuosa tavola imbandita di boccali, caraffe e pani. È il perfetto spaccato di un'aristocrazia urbana che voleva imitare la magnificenza dei duchi d'Austria.
Il nuovo allestimento permanente integra reperti archeologici autentici rinvenuti negli scavi urbani di Vienna: stoviglie da mensa in ceramica invetriata, dadi da gioco medievali, strumenti musicali e recipienti per il riscaldamento. Tramite postazioni audio-interattive, il visitatore può ascoltare le melodie originali delle composizioni di Neidhart ricostruite filologicamente, comprendendo come il suono del liuto, della ghironda e della cornamusa dovesse risuonare tra queste medesime pareti durante i banchetti del Quattrocento.