Nel reticolo elegante della Innere Stadt (il 1° distretto viennese), tra le vetrine scintillanti della celebre Kärntner Straße, si cela uno dei tributi più suggestivi, tecnologici e intimi mai dedicati a Wolfgang Amadeus Mozart. Aperto al pubblico con il nome originale di (Mythos Mozart), questo percorso espositivo immersivo non è un museo tradizionale fatto di polverose teche in vetro e manoscritti ingialliti. Si tratta, al contrario, di un’esperienza sensoriale a 360 gradi dove la musica classica incontra l’intelligenza artificiale, le installazioni luminose d’avanguardia e la narrazione multimediale emotiva.
Ciò che rende Mythos Mozart assolutamente irrinunciabile per chi visita la capitale austriaca non è soltanto l'impeccabile spettacolarità tecnologica, ma la sacralità topografica del luogo in cui sorge. L'esperienza è allestita negli spazi sotterranei del rinomato grande magazzino Kaufhaus STEFFL, esattamente nel punto in cui un tempo si ergeva l'edificio in cui Mozart visse l'ultimo capitolo della sua esistenza terrena, componendo capolavori immortali e chiudendo per sempre gli occhi nella gelida notte del 5 dicembre 1791.
Camminando lungo Rauhensteingasse — la via che costeggia il retro dello STEFFL — è facile lasciarsi sfuggire la targa commemorativa che segnala il sito dell'antica Kleines Kayserhaus (la Piccola Casa Kayser). Qui, al secondo piano, Wolfgang Amadeus visse dal settembre 1790 assieme alla moglie Constanze Weber e ai figli. Fu in queste stanze che il compositore diede forma al melodramma fiabesco de Il Flauto Magico (Die Zauberflöte), al Concerto per clarinetto in La maggiore K 622 e alle tragiche, estatiche battute del suo incompiuto Requiem.
La storia di questo lembo di Vienna riflette l'evoluzione urbana della corte asburgica. Nel 1848, l'imprenditore e mecenate italiano trapiantato a Vienna, Pietro di Galvagni, acquistò l'edificio ormai cadente per demolirlo ed erigervi un palazzo residenziale neorinascimentale, commissionando un celebre busto in bronzo del maestro (ancora oggi visibile all'ingresso dell'esposizione). Successivamente, alla fine del XIX secolo, il padre del Modernismo viennese Otto Wagner progettò qui l'avveniristico Metropolitan Clothing Palace per i grandi mercanti tessili Neumann. Ricostruito nel secondo dopoguerra dall'architetto Carl Appel dopo le devastazioni belliche, l'edificio ha assunto il nome di STEFFL (il vezzeggiativo con cui i viennesi chiamano il vicino Stephansdom).
Nel 2022, un consorzio internazionale di artisti visivi, sound designer, registi e musicologi ha scelto proprio questi sotterranei storici per dar vita a un santuario digitale permanente, capace di rievocare lo spirito di Mozart con il linguaggio del XXI secolo.
L’itinerario all’interno di Mythos Mozart si articola in cinque ambienti tematici consecutivi, ciascuno concepito come un atto teatrale che fonde coordinate storiche, acustica spazializzata e arte contemporanea:
L'ingresso al percorso ribalta la tradizionale cronologia biografica accogliendo il visitatore nel momento più solenne: la dipartita del compositore. All'interno di una camera oscura rischiarata dal tremolio ipnotico di 1.500 candele LED sospese che fluttuano al ritmo delle armonie del Lacrimosa e del Dies Irae, si percepisce l’aura del misterioso «messaggero in grigio» (inviato dal conte von Walsegg per commissionare l'opera funebre). È un preludio mistico che commuove e introduce al concetto di immortalità artistica.
Un balzo visivo conduce nel cuore pulsante della Vienna imperiale sotto il regno di Leopoldo II. Attraverso una monumentale proiezione panoramica a 360 gradi, la città di fine Settecento prende vita con un realismo straordinario basato su documenti d'archivio e vedute d'epoca. I visitatori «sorvolano» i bastioni difensivi, si addentrano nelle corti interne dei palazzi nobiliari, incrociano carrozze sulla Graben e osservano i mercati rionali affollati, scoprendo la vibrante atmosfera urbana che nutriva la creatività di Wolfgang.
La musica mozartiana ha travalicato ogni confine geografico. In questa sala fortemente interattiva, il celeberrimo tema della Serenata n. 13 per archi in Sol maggiore viene reinterpretato attraverso strumenti tradizionali provenienti dai cinque continenti. I visitatori sono invitati a interagire con interfacce tattili e sonore: toccando pedane e sensori a parete, è possibile isolare o combinare le linee melodiche suonate da sitar indiani, cornamuse scozzesi, tamburi djembe e gamelan giavanesi, creando una sinfonia globale unica.
Il vertice tecnologico ed estetico della visita porta la firma di Refik Anadol, pioniere mondiale dell'arte generativa e dell'intelligenza artificiale. L'artista newyorkese di origine turca ha digitalizzato e processato centinaia di migliaia di partiture, lettere autografe e frammenti compositivi di Mozart, trasformandoli in sculture di luce e flussi di dati tridimensionali. In uno spazio interamente specchiato, algoritmi complessi proiettano una vertiginosa cascata di colori e particelle che simulano l'atto stesso della creazione musicale: pura estasi visiva che reinterpreta la genialità assoluta del compositore.
Il viaggio si conclude con un'esplosione floreale e fantastica dedicata all'opera massonica per eccellenza, presentata per la prima volta al Theater auf der Wieden pochi mesi prima della morte di Mozart. Attraverso animazioni caleidoscopiche, simboli ermetici cari all'Illuminismo viennese, il canto della Regina della Notte e le arie sbarazzine di Papageno, il pubblico attraversa una fiaba immersiva carica di ottimismo e trionfo della ragione sulla tenebra.
Per cogliere appieno il legame tra Mythos Mozart e la topografia urbana, si consiglia di integrare l'esperienza con una breve passeggiata a piedi: a soli quattrocento metri, nella vicina Domgasse 5, sorge la Mozarthaus Vienna (l'unico appartamento viennese del maestro rimasto intatto, dove scrisse Le Nozze di Figaro). Concludere l'itinerario ammirando le cuspidi gotiche del Duomo di Santo Stefano (dove Mozart si sposò con Constanze e dove si tennero i suoi funerali solenni nella Kreuzkapelle) permette di chiudere idealmente il cerchio umano e artistico del più grande genio della musica occidentale.