Affacciato sull'iconica Karlsplatz, di fronte alla maestosa cornice barocca della Karlskirche, si erge il Museo di Vienna (Wien Museum Karlsplatz). Più che una semplice pinacoteca o un archivio civico, questa straordinaria istituzione rappresenta la memoria viva, il diario intimo e il manifesto visivo di Vienna, dalle prime tracce dell'accampamento legionario romano di Vindobona fino alle sfide urbanistiche contemporanee del XXI secolo. Recentemente rinato dopo un titanico intervento di ampliamento e restauro durato anni, il museo si è imposto come una delle tappe culturali imperdibili della città, combinando una museografia d'avanguardia con un'accessibilità democratica che non ha eguali in Europa.
La collezione civica affonda le sue radici alla fine del XIX secolo con il nome di Historisches Museum der Stadt Wien, ma fu soltanto nel 1959 che trovò la sua sede definitiva su progetto del celebre architetto Oswald Haerdtl, allievo di Josef Hoffmann. Fu la prima nuova costruzione museale eretta in Austria dopo le devastazioni della Seconda Guerra Mondiale: un manifesto del classicismo moderno viennese, sobrio ed elegante, destinato a dialogare a distanza con l'esuberanza teatrale di Johann Bernhard Fischer von Erlach.
Nel corso dei decenni, tuttavia, gli spazi si rivelarono insufficienti per custodire l'immenso patrimonio cittadino. Tra il 2019 e la fine del 2023, lo studio di architettura Winkler + Ruck insieme a Ferdinand Certov ha compiuto un autentico miracolo ingegneristico: una sopraelevazione che sembra sfidare la gravità, aggiungendo un piano sospeso in cemento a vista che "flotta" sopra la struttura originale di Haerdtl senza toccarne il cuore strutturale. Questa combinazione di conservazione storica e audacia contemporanea riflette alla perfezione l'identità di Vienna: una metropoli profondamente legata alla propria eredità imperiale, ma instancabilmente proiettata nel futuro.
L'allestimento permanente, intitolato "Wien. Meine Geschichte" (Vienna. La mia storia), si snoda cronologicamente su tre piani attraverso oltre duemila manufatti selezionati da una collezione di milioni di pezzi. Ecco le opere e le sezioni che nessun visitatore dovrebbe tralasciare:
È il vero e proprio simbolo pittorico del museo e uno dei vertici assoluti della Secessione Viennese (Wiener Secession). Gustav Klimt ritrae la sua compagna di vita e geniale stilista Emilie Flöge in un abito a motivi geometrici blu e turchese, anticipando le audacie decorative del suo "Periodo Aureo". L'opera segnò una rottura epocale con la pittura accademica dell'epoca, trasformando la figura femminile in un'icona di modernità ed emancipazione artistica.
Al piano terra, nel grande atrio centrale inondato di luce, dominano le magnifiche figure allegoriche in piombo realizzate nel 1739 dallo scultore barocco Georg Raphael Donner per la fontana di Neuer Markt. Le personificazioni dei fiumi Enns, March, Traun e Ybbs raccontano la sensualità del Barocco viennese: curiosamente, all'epoca dell'imperatrice Maria Teresa, le statue rischiarono di essere fuse dalla "Commissione per la Castità" a causa della loro esplicita e disinibita nudità.
Il museo custodisce le sculture originali del XIV secolo e le straordinarie vetrate gotiche medievali rimosse dalla facciata e dal coro di Stephansdom per proteggerle dall'inquinamento e dai bombardamenti. Trovarsi faccia a faccia, a livello degli occhi, con i gargoyle (Wasserspeier) e con le statue dei duchi asburgici permette di apprezzare dettagli di cesello altrimenti invisibili da terra.
Uno dei punti di forza del percorso storico è l'imponente modello tridimensionale di Vienna risalente a metà Ottocento, poco prima del decreto con cui l'imperatore Francesco Giuseppe I ordinò l'abbattimento delle fortificazioni bastionate per far posto al viale della Ringstraße. Osservare il contrasto tra l'angusta città medievale e la nascita della metropoli borghese è una lezione di urbanistica senza pari.
Vienna non è solo aristocrazia e musica colta, ma anche folklore e vita quotidiana. Sospesa a mezz'aria nell'atrio si trova Poldi, una balena meccanica lunga dieci metri risalente agli anni '50 del Novecento, un tempo attrazione leggendaria della storica locanda Zum Walfisch al Prater. Accanto a lei spiccano le statue originali della celebre Süßen Mädel e le carrozze d'epoca dei sindaci viennesi.
Al piano intermedio, inserito tra l'edificio storico e il nuovo cubo sospeso, si trova un ampio spazio aperto che ospita un caffè e una terrazza panoramica accessibile a tutti. Da questo affaccio privilegiato si gode una delle viste più spettacolari e intime sulla cupola e sui campanili istoriati della Karlskirche, con il laghetto antistante che ne riflette le geometrie: un punto d'osservazione inedito, amatissimo dai fotografi e dagli amanti dell'architettura.