Lungo il maestoso tracciato del Ring, all'incrocio tra l'eleganza imperiale e la pulsazione creativa contemporanea, sorge uno dei musei più affascinanti e visionari d'Europa: il MAK – Museo di Arti Applicate (Museum für angewandte Kunst). Lungi dall'essere una polverosa galleria di oggetti d'antiquariato, il MAK è una straordinaria macchina del tempo estetico che mette in dialogo il Rinascimento, l'opulenza barocca, la rottura epocale della Wiener Moderne e le provocazioni del design contemporaneo.
Fondato con l'intento di educare il gusto pubblico e stimolare la manifattura industriale dell'Impero austro-ungarico, il MAK ha saputo reinventarsi nei decenni, trasformandosi in uno spazio espositivo d'avanguardia. Qui l'artigianato artistico trascende il concetto di decorazione per diventare pura architettura dello spazio e del pensiero quotidiano: dai rivoluzionari mobili in legno curvato ai capolavori della Wiener Werkstätte, fino agli schizzi originali del fregio musivo più celebre di Gustav Klimt.
Nel 1863, con decreto firmato dall'imperatore Francesco Giuseppe I, vide la luce l'antenato dell'attuale istituzione: l'Imperial Regio Museo Austriaco per l'Arte e l'Industria (k. k. Österreichisches Museum für Kunst und Industrie). Fu il primo museo fondato lungo la neonata Ringstraße e il secondo museo di arti applicate al mondo, modellato direttamente sul celebre South Kensington Museum di Londra (oggi Victoria and Albert Museum).
Il progetto dell'edificio monumentale fu affidato all'architetto Heinrich von Ferstel, già celebrato per la Votivkirche. Inaugurata nel 1871, la struttura colpisce per l'elegante facciata in mattoni a vista in stile neorinascimentale, arricchita da sgraffiti policromi e loggiati ad arcate. Il cuore pulsante del palazzo è la spettacolare Sala delle Colonne (Säulenhalle), un cortile interno a due ordini di logge sovrastato da un lucernario in vetro e ferro che richiama le corti rinascimentali fiorentine ma con l'audacia ingegneristica del XIX secolo.
Nel 1867 nacque al suo fianco la Kunstgewerbeschule (Scuola di Arti Applicate), fucina di talenti dove si formarono figure destinate a cambiare per sempre il corso dell'arte occidentale, tra cui Josef Hoffmann, Koloman Moser e lo stesso Gustav Klimt. Una curiosità poco nota: negli anni Novanta del Novecento, l'allora direttore Peter Noever attuò una mossa curatoriale rivoluzionaria, affidando l'allestimento di ciascuna sala permanente ad artisti concettuali e architetti contemporanei di calibro mondiale come Donald Judd, Jenny Holzer e Barbara Bloom, creando un dialogo irripetibile tra collezioni storiche e linguaggi artistici odierni.
Nel percorso museale spicca una delle gemme assolute della storia dell'arte mondiale: le nove bozze grafiche originali a grandezza naturale (Werkzeichnungen für den Stoclet-Fries) realizzate da Gustav Klimt tra il 1905 e il 1911 per il fregio della sala da pranzo di Palais Stoclet a Bruxelles. Ammirare da vicino le figure dell'Attesa (Die Erwartung), del maestoso Albero della Vita e dell'Abbraccio o Soddisfazione (Die Erfüllung) consente di cogliere le annotazioni autografe di Klimt destinate agli artigiani, i dettagli dorati a foglia d'oro, le perle e le soluzioni cromatiche che anticiparono la grande stagione dell'Astrattismo europeo.
Il MAK custodisce l'archivio storico più completo al mondo della Wiener Werkstätte (i Laboratori Viennesi fondati nel 1903 da Josef Hoffmann, Koloman Moser e il banchiere Fritz Waerndorfer). Nelle sale dedicate alla Vienna 1900 si compie il sogno dell'opera d'arte totale (Gesamtkunstwerk): argenti cesellati, posate dalle geometrie rigorose, vetri smaltati, tessuti dalle fantasie ipnotiche e gioielli che ripudiarono il classicismo accademico per abbracciare linee rette, cubismi precoci e un'eleganza funzionale senza precedenti.
Poche invenzioni hanno democratizzato l'arredamento quanto la tecnica della curvatura a vapore del massello di faggio, perfezionata da Michael Thonet a Vienna a metà Ottocento. Nella collezione del MAK si può ripercorrere l'evoluzione della leggendaria Sedia N. 14 (Kaffeehausstuhl), l'icona assoluta dei caffè viennesi: un capolavoro di ergonomia, composto da appena sei pezzi di legno assemblati da dieci viti, spedito smontato in casse in tutto il globo e divenuto il primo pezzo di design industriale prodotto su scala di massa. Accanto ad essa brillano le creazioni destinate alla Postsparkasse (Cassa di Risparmio Postale) firmate dal padre del Modernismo viennese, Otto Wagner.
Gli appassionati di arte asiatica e manifattura barocca rimarranno incantati dalla straordinaria collezione di tappeti persiani e ottomani del XVI e XVII secolo, tra cui il celeberrimo Tappeto da Caccia di seta (Seiden-Jagdteppich), capolavoro safavide di una raffinatezza tecnica ineguagliata. Di pari pregio è la sezione delle ceramiche, che include preziose porcellane della Manifattura Du Paquier (seconda per antichità in Europa solo a Meissen) e vetri finemente incisi delle officine viennesi Lobmeyr.
Nel piano seminterrato, il MAK Design Lab reinventa il concetto di mostra: oltre 2.000 metri quadrati dove prototipi storici vengono accostati a bioplastiche, progetti di economia circolare, robotica e soluzioni ecologiche contemporanee. Il laboratorio interroga costantemente il visitatore su come il design possa rispondere alle grandi crisi climatiche e sociali del nostro secolo.