Immerso nella quiete geometrica del parco barocco più antico di Vienna, il Museo della Porcellana Augarten (Porzellanmuseum im Augarten) custodisce l'anima più raffinata, aristocratica e scintillante della capitale austriaca. Spesso trascurato dai circuiti turistici più frenetici del centro storico, questo straordinario spazio museale ha sede all'interno di un'ala del maestoso palazzo di caccia imperiale nell'Augarten, condividendo la struttura con la manifattura ancora pienamente attiva.
Considerata la seconda manifattura di porcellana più antica d'Europa dopo quella sassone di Meißen, Augarten rappresenta un ponte impeccabile tra il fasto barocco dell'epoca asburgica e l'avanguardia del design novecentesco. Visitare il museo non significa soltanto ammirare vetrine di sontuose stoviglie, ma immergersi nella storia di una vera e propria ossessione di corte: la corsa europea al segreto dell'arcanum, la formula magica per forgiare il leggendario "oro bianco" (Weißes Gold).
La leggenda della porcellana viennese nasce nel 1718, quando il funzionario imperiale Claudius Innocentius du Paquier riuscì, con un'audace operazione di spionaggio industriale, a sottrarre alla corte di Dresda gli artigiani depositari della ricetta chimica dell'impasto. L'imperatore Carlo VI gli concesse un privilegio esclusivo ventennale: nasceva così il celebre periodo Du Paquier, contraddistinto da manufatti barocchi decorati con motivi orientali, grottesche e cromie intense.
Nel 1744, la manifattura passò sotto il controllo diretto della corona con Maria Teresa d'Austria, trasformandosi nella Kaiserliche Porzellanmanufaktur Wien. Fu la sovrana a imprimere su ogni pezzo il celebre stemma araldico degli Asburgo-Babenberg: uno scudo con fascia orizzontale impresso in blu cobalto sottosmalto, popolarmente ribattezzato dai viennesi "Bienenkorb" (l'arnia o alveare) per la sua forma stilizzata, ancora oggi simbolo di autenticità assoluta e pregio collezionistico.
Dopo un'epoca d'oro tra Rococò e Neoclassicismo – periodo in cui il direttore Conrad von Sorgenthal introdusse smalti a rilievo e dorature brunite ineguagliate in Europa – la manifattura chiuse i battenti nel 1864, travolta dalla produzione industriale di massa della Boemia. Tuttavia, nel 1923, la fenice rinacque dalle proprie ceneri: la nuova sede fu inaugurata proprio nel palazzo dell'Augarten, dando inizio a un sodalizio leggendario con le avanguardie delle Wiener Werkstätte guidate da maestri come Josef Hoffmann e Michael Powolny.
Il percorso espositivo, inaugurato nel 2011 e progettato su due livelli luminosi ed eleganti, racconta oltre trecento anni di evoluzione stilistica e perizia tecnica attraverso più di mille pezzi storici originali.
Il cuore architettonico del museo è dominato dalla spettacolare presenza di un originale forno a legna a tre piani risalente all'inizio del XX secolo. La struttura in mattoni refrattari attraversa verticalmente i solai del museo: camminare attorno a questo colosso permette di comprendere le temperature estreme (oltre 1.400 °C) e l'estrema precarietà termica necessaria per vetrificare il caolino, il feldspato e il quarzo senza incrinare le opere.
Nelle prime sale spiccano pezzi rarissimi del primo Settecento: tazze da cioccolata (bevanda di gran moda alla corte imperiale), terrine da parata e le celebri statuette galanti dell'artista Franz Anton Bustelli e dei modellatori imperiali. I dettagli dei volti, l'espressività teatrale e i costumi dell'alta nobiltà asburgica offrono un'istantanea vivida della vita di corte a Schönbrunn e alla Hofburg.
Questa sezione è il fiore all'occhiello del museo per gli amanti del design. Qui regna il celebre Melonenservice (servizio da moka "Melone"), ideato nel 1929 da Josef Hoffmann: un set da caffè dalle forme scanalate e morbide, dipinto a strisce bicolori che ha ridefinito il concetto di modernità da tavola. Da non perdere le sculture muliebri e le maschere espressive modellate da Vally Wieselthier, Dina Kuhn e Gudrun Baudisch, testimonianza dell'eccezionale contributo femminile al modernismo viennese.
Tra le creazioni più amate e celebrate al mondo ci sono le raffigurazioni plastiche dei cavalli lipizzani impegnati nelle figure d'alta scuola della Spanische Hofreitschule (come la Levade, la Courbette e la Capriole). Modellate a partire dal 1925 da scultori del calibro di Albin Dobrich e Robert Ullmann, ogni figura richiede decine di singoli calchi in gesso e settimane di minuziosa rifinitura a mano prima della cottura.