A pochi passi dall'opulenza barocca della Stephansdom e dai fasti asburgici della Kärntner Straße, Vienna custodisce un tempio dedicato al capitolo più dirompente, controverso e rivoluzionario dell'arte contemporanea europea: il Museo dell'Azionismo Viennese WAM (Wiener Aktionismus Museum). Inaugurato nella primavera del 2024 in una suggestiva corte storica del centro cittadino, il WAM è il primo museo al mondo interamente dedicato al Wiener Aktionismus, la corrente d'avanguardia nata negli anni Sessanta che ha ridefinito i confini tra pittura, performance e corpo umano.
Custode della più vasta collezione al mondo su questo movimento — forte di oltre 17.000 opere, documenti d'archivio, fotografie e rari filmati d'epoca provenienti in gran parte dalla storica collezione Friedrichshof —, il WAM rappresenta una tappa obbligata per chi desidera comprendere l'anima più audace, catartica e viscerale di Vienna. Qui l'arte cessa di essere mero esercizio estetico e si trasforma in un atto di ribellione senza compromessi, capace di scuotere le certezze borghesi del dopoguerra e di anticipare la Body Art e la performance contemporanea internazionale.
Per comprendere l'impatto tellurico dell'Azionismo Viennese bisogna immergersi nell'Austria degli anni Cinquanta e Sessanta: un Paese ricostruito, avvolto in un conservatorismo morale soffocante e restio a fare i conti con il proprio recente passato nazionalsocialista. In questo clima di rimozione collettiva, quattro giovani artisti ribelli — Hermann Nitsch, Günter Brus, Otto Muehl e Rudolf Schwarzkogler — decisero di infrangere ogni tabù sociale, religioso e politico.
Iniziando dalle premesse dell'Espressionismo astratto e dell'Informale, questi artisti abbandonarono presto cavalletto e pennello: la tela non bastava più. Il corpo vivente, il sangue animale, la carne, il latte, l'urina e le bende divennero la nuova materia prima di una pittura d'azione diretta (Aktionsmalerei). Celebre e controversa rimane l'azione del giugno 1968 all'Università di Vienna, passata alla storia come Kunst und Revolution (soprannominata dai tabloid scandalizzati Uni-Ferkelei), che portò all'arresto o all'esilio forzato di diversi protagonisti, costretti a rifugiarsi in Germania.
Per decenni relegato ai margini della memoria istituzionale o confinato in collezioni private, l'Azionismo Viennese ha finalmente trovato nel WAM la propria dimora definitiva nel 1. Bezirk (Innere Stadt). L'allestimento, moderno e rigoroso dal punto di vista filologico, si snoda su due livelli espositivi dove la crudezza delle azioni passate viene contestualizzata storicamente, permettendo al visitatore di coglierne l'autentica portata filosofica e antropologica.
Il percorso espositivo permanente e le mostre a rotazione tematica offrono una panoramica completa sulla poetica dei quattro maestri storici. Ecco i capolavori e i nuclei tematici irrinunciabili durante la visita:
L'opera di Hermann Nitsch è incentrata sul monumentale Orgien Mysterien Theater (Teatro delle Orge e dei Misteri), un Gesamtkunstwerk sinestesico concepito per purificare lo spettatore attraverso una profonda catarsi emotiva. Nelle sale del WAM spiccano i maestosi dipinti a colatura (Schüttbilder), realizzati versando vernice rosso sangue e pigmenti terrosi su grandi teli di cotone o paramenti liturgici, accanto a camici da cerimonia macchiati, barelle e reliquiari composti dagli strumenti usati durante le sue celebri azioni rituali.
Dall'iconica Wiener Spaziergang del 1965 — in cui l'artista attraversò la centrale Heldenplatz dipinto interamente di bianco e diviso in due da una fessura nera, venendo prontamente fermato dalla polizia viennese — alle prove estreme di automutilazione e resistenza fisica, la sezione dedicata a Günter Brus esplora il corpo umano portato al limite estremo come atto di pura contestazione politica e psicologica.
Le Materialaktionen di Otto Muehl hanno demolito l'idea tradizionale di scultura e pittura. I teli intrisi di vernice, uova, detriti organici e gli spezzoni cinematografici girati in 16mm documentano il tentativo iconoclasta di decostruire la figura umana e liberare la sessualità repressa dalla morale dell'epoca, prima delle sue controverse vicende comunitarie nella fattoria del Friedrichshof.
A differenza degli altri azionisti, Rudolf Schwarzkogler preferiva la solitudine dell'atelier, costruendo le sue azioni meticolosamente davanti all'obiettivo fotografico. I suoi celebri cicli di immagini, caratterizzati da corpi bendati, garze, tubi di vetro, pesci e lamette, evocano un'atmosfera clinica e apocalittica di grande purezza visiva, smentendo definitivamente il falso mito metropolitano secondo cui l'artista sarebbe morto castrandosi per una performance artistica.
Dato il carattere effimero dell'arte performativa, le azioni sono giunte a noi grazie a pionieri della fotografia come Ludwig Hoffenreich, Heinz Cibulka e il regista underground Kurt Kren. Al WAM le gigantografie originali vintage e le proiezioni dei cortometraggi d'avanguardia con montaggio sincopato restituiscono la vertiginosa energia del fermento ribelle degli anni Sessanta.