Dietro gli sfarzosi stucchi bianchi della Ringstraße, le guglie gotiche del Duomo di Santo Stefano (Stephansdom) e la maestosità asburgica della Hofburg, si cela un protagonista umile quanto fondamentale: la terracotta. Vienna non sarebbe la metropoli monumentale che ammiriamo oggi senza i suoi mattoni. Custode di questa epopea costruttiva millenaria è il Museo del Mattone (Wiener Ziegelmuseum, noto ufficialmente anche come Wiener Ziegel- und Baukeramikmuseum), una straordinaria perla museale situata nel distretto di Penzing.
Considerato una delle collezioni tematiche più vaste e autorevoli al mondo nel suo genere, questo spazio espositivo custodisce oltre 13.000 pezzi storici: manufatti che raccontano diecimila anni di ingegno umano, dalla Mesopotamia dei babilonesi agli accampamenti delle legioni romane, fino all'esplosione edilizia della Gründerzeit viennese di fine Ottocento. Per gli amanti della storia autentica, dell'archeologia e dei retroscena urbani, rappresenta una tappa insolita e affascinante lontana dai percorsi battuti dal turismo di massa.
La collezione deve la sua nascita alla passione pionieristica di Anton Schirmböck (1898–1982), considerato il padre della ricerca laterizia in Austria, che dedicò la vita a mappare, catalogare e salvare i marchi storici impressi sull'argilla. La mostra permanente trovò la sua sede ufficiale negli anni '70 e '80 all'interno dello storico edificio distrettuale di Penzing, crescendo fino a divenire un centro di riferimento per archeologi e restauratori di tutta Europa.
Tra le teche del museo si dipana l'evoluzione stessa di Vienna. Già nel I secolo d.C., i legionari della Legio X Gemina e della Legio XIIII Gemina fabbricavano tegole e laterizi marcati a fuoco con i simboli dell'Impero per edificare l'accampamento romano di Vindobona. Ma la svolta epocale per la città avvenne a metà del XIX secolo, quando l'imperatore Francesco Giuseppe I ordinò l'abbattimento delle mura difensive per realizzare il monumentale viale della Ringstraße.
La vertiginosa domanda di materiale edilizio trasformò le colline a sud della capitale, in particolare l'area del Wienerberg, nella più grande concentrazione di fornaci d'Europa, dando vita al colosso industriale Wienerberger fondato da Alois Miesbach e Heinrich von Drasche-Wartinberg. Accanto al trionfo architettonico, il museo testimonia con rigore documentario anche la drammatica storia sociale dei cosiddetti Ziegelböhm: decine di migliaia di migranti boemi e moravi, donne e bambini compresi, che lavoravano nelle cave d'argilla in condizioni durissime. Furono proprio le inchieste giornalistiche del medico e politico Victor Adler sulle fornaci viennesi a fine Ottocento a scuotere la coscienza pubblica e a porre le basi del moderno movimento operaio e delle riforme sociali austriache.
Il percorso espositivo si snoda attraverso ambienti densi di reperti rari, modelli in scala e ricostruzioni tecniche: