Nel cuore pulsante del sesto distretto viennese, a pochi passi dalle eleganti vetrine di Mariahilfer Straße, si cela una delle attrazioni più sorprendenti e immersive della capitale austriaca: il Museo Dei Videogiochi (noto ufficialmente come Retro Gaming Museum Wien). Lontano dai consueti itinerari asburgici tra ori barocchi e fasti imperiali, questo spazio celebra la decima arte attraverso un viaggio nostalgico e interattivo lungo oltre cinquant’anni di cultura digitale. Con una collezione di oltre 1.000 pezzi storici originali e più di 30 postazioni perfettamente funzionanti e liberamente giocabili, il museo non è una semplice esposizione statica, bensì una macchina del tempo tattile e sonora capace di unire diverse generazioni di appassionati, curiosi e storici della cultura pop contemporanea.
L’aspetto più affascinante del Retro Gaming Museum risiede nella sua sede straordinaria. Il museo sorge infatti nelle viscere di un autentico rifugio antiaereo sotterraneo della Seconda Guerra Mondiale (Luftschutzbunker), scavato sotto l’Esterházypark. Questo intricato labirinto ipogeo si trova esattamente all’ombra della titanica Flakturm (la torre contraerea costruita nel 1944 dal regime nazionalsocialista), mastodontico monumento in cemento armato che oggi ospita il celebre acquario Haus des Meeres.
Istituito negli spazi che fino a pochi anni fa ospitavano il vecchio Foltermuseum (il Museo delle Torture), il Retro Gaming Museum conserva intatta la struttura originale del bunker, posta sotto tutela monumentale (Denkmalschutz). Passeggiando tra le sale dai soffitti a volta e dalle pareti grezze in calcestruzzo, si possono ancora scorgere i pesanti portelloni ermetici d’epoca, le condotte di ventilazione originali e le storiche scritte a stencil che ammonivano i cittadini viennesi sui pericoli delle epidemie. Questo contrasto visivo e concettuale è sbalorditivo: la cupa architettura difensiva del Novecento viene riscaldata dal bagliore fluorescente dei monitor a tubo catodico (CRT), dai neon colorati e dall’inconfondibile sinfonia di colonne sonore a 8-bit e 16-bit.
A differenza dei grandi musei d'arte viennesi come il Kunsthistorisches Museum o il Belvedere, dove vige la rigida regola del "guardare ma non toccare", la filosofia di questo spazio è diametralmente opposta: l'interazione diretta è parte integrante dell'esperienza museale. I videogiochi vengono presentati come testimonianza socio-antropologica fondamentale del XX e XXI secolo, capaci di ridefinire il design industriale, la grafica digitale e la narrazione visiva.
Il viaggio cronologico si apre con le radici della tecnologia videoludica: una postazione dedicata a Pong di Atari (1972) e alla leggendaria Magnavox Odyssey, la prima console commerciale per uso domestico progettata da Ralph Baer. L'area rievoca l’atmosfera delle sale giochi di fine anni '70 e primi anni '80, con cabinati originali restaurati da sala (Arcade Cabinet). Qui è d'obbligo cimentarsi con icone intramontabili come Pac-Man, Space Invaders, Donkey Kong e il vertiginoso Centipede, giocando con i joystick e i pulsanti autentici dell’epoca senza bisogno di gettoni.
Una sezione imperdibile è dedicata all'esplosione dei computer domestici tra la fine degli anni '70 e il decennio successivo: modelli storici funzionanti come il Commodore 64, il celebre ZX Spectrum di Sinclair e la famiglia Amiga. Accanto a essi, il museo documenta magistralmente la transizione alle console domestiche che ha salvato l'industria dal crollo del 1983: dal mitico Atari 2600 alla nascita della storica rivalità tra la Nintendo Entertainment System (NES) e il Sega Master System. Gli schermi televisivi a tubo catodico restituiscono fedelmente la resa visiva, la latenza zero e i colori saturi pensati originariamente dai programmatori giapponesi e occidentali.
Proseguendo nei corridoi del bunker si approda agli anni '90, l'era d'oro dello scontro tra Super Nintendo (SNES) e Sega Mega Drive, arricchita dalla presenza dell'esclusivo e costosissimo sistema Neo Geo di SNK. La svolta poligonale è rappresentata dalle prime console a 32 e 64 bit: la rivoluzionaria Sony PlayStation, il Nintendo 64 con la sua leva analogica, il pionieristico Sega Dreamcast e la prima Xbox di Microsoft. Particolare rilievo è dato alle edizioni speciali per collezionisti, alle cartucce rare, ai controller ergonomici e agli accessori d'epoca mai commercializzati sul suolo europeo.
Non mancano le vetrine dedicate al gioco portatile, dall'immancabile Nintendo Game Boy (con l'ipnotico Tetris) alla serie Game & Watch, fino al Game Gear. Il percorso si conclude affacciandosi sulla contemporaneità, confrontando le primitive sperimentazioni 3D del famigerato Virtual Boy con i moderni visori per la Realtà Virtuale (VR), permettendo al visitatore di toccare con mano quanto rapidamente la tecnologia visiva sia progredita nell'arco di appena mezzo secolo.