A pochi passi dalle ondeggianti facciate policrome della celeberrima Hundertwasserhaus, nel cuore del terzo distretto viennese (Landstraße), si cela uno dei musei più insoliti, provocatori e intelligenti d’Europa: il Museo dei Falsi d'Arte (Fälschermuseum). In una capitale imperiale abituata a celebrare l’autenticità sublime di Bruegel, Klimt e Raffaello nelle solenni sale del Kunsthistorisches Museum e dell’Albertina, questa singolare istituzione ribalta completamente la prospettiva canonica della storia dell’arte: qui non si viene per contemplare gli originali, bensì per ammirare il genio perverso di chi è riuscito a ingannare i più grandi storici dell’arte, case d’asta e collezionisti del pianeta.
Unico nel suo genere nell'area mitteleuropea, il Fälschermuseum offre un percorso che unisce la suspense del genere true crime alla perizia tecnica del restauro e della chimica dei pigmenti. Il museo non promuove la truffa, ma ne svela i meccanismi psicologici, storici e legali, ponendo al visitatore una domanda cruciale e destabilizzante: se un’opera falsa è esteticamente indistinguibile dall’originale e suscita la medesima emozione visiva, dove risiede realmente il valore dell'arte?
Fondato nel 2005 dalla curatrice Diane Grobe all’interno di una tipica palazzina viennese, il museo è nato con l'intento di fare chiarezza sulla sottile linea che separa l’omaggio artistico dalla violazione del codice penale. Nelle sale del museo viene subito introdotta la fondamentale distinzione giuridico-artistica tra:
Attraverso un approccio analitico degno di una sezione della polizia criminale (Kriminalpolizei), il museo illustra gli ingegnosi espedienti fisici e chimici adottati dai contraffattori: l'impiego di tele autentiche del Seicento raschiate via per riutilizzare il supporto originale, la cottura dei dipinti in forni artigianali per accelerare l'essiccazione dell'olio, la creazione di ragnatele artificiali di screpolature (craquelure) con colle animali e persino l'aggiunta di polvere centenaria soffiata nelle fessure fresche per eludere la lampada di Wood e le prime analisi spettrometriche.
Il percorso espositivo si snoda attraverso biografie rocambolesche e opere clonate con sbalorditiva maestria tecnica. Tra le teche e i dipinti esposti, alcune storie e reperti meritano un'attenzione speciale:
La sala d'onore morale del museo appartiene all'olandese Han van Meegeren, considerato il più sofisticato falsario del Novecento. Van Meegeren, snobbato dalla critica contemporanea, decise di vendicarsi dipingendo opere nello stile di Johannes Vermeer. Il culmine della vicenda giunse durante la Seconda Guerra Mondiale, quando riuscì a vendere un finto Vermeer nientemeno che al gerarca nazista Hermann Göring in cambio di 137 capolavori olandesi originali precedentemente saccheggiati. Accusato di alto tradimento dopo la liberazione per aver svenduto il patrimonio nazionale ai nazisti, van Meegeren fu costretto a dipingere un nuovo falso direttamente nell'aula di tribunale per dimostrare ai giudici attoniti di non essere un collaborazionista, ma soltanto un geniale truffatore.
Una sezione imperdibile è dedicata a Konrad Kujau, l’istrionico calligrafo e falsario tedesco che nel 1983 riuscì a vendere alla rivista Stern i presunti diari segreti di Adolf Hitler (Hitler-Tagebücher) per oltre 9 milioni di marchi tedeschi. Il museo espone pagine manoscritte e cimeli legati a questa vicenda che ridicolizzò periti di fama mondiale, prima che la polizia scientifica scoprisse che la carta e gli inchiostri contenevano sbiancanti ottici sintetici commercializzati solo a partire dal dopoguerra.
L’inglese Tom Keating considerava la sua attività una crociata iconoclasta contro i galleristi e gli speculatori del mercato dell'arte. Autore di oltre 2.000 tele attribuite a Turner, Degas, Constable e Modigliani, Keating amava inserire nelle sue opere quelle che chiamava "bombe a orologeria" (time bombs): anacronismi intenzionali, scritte ingiuriose nascoste sotto gli strati di pittura visibili solo ai raggi X, o l'uso deliberato di bianco di titanio moderno su tele rinascimentali, pronto a rivelare la beffa ai posteri.
Un aneddoto visivo esilarante del museo riguarda il restauratore tedesco Lothar Malskat. Incaricato di restaurare gli affreschi medievali danneggiati dai bombardamenti nella Marienkirche di Lubecca, Malskat ridipinse intere pareti inventando figure di sana pianta, tra cui un tacchino. L'opera fu celebrata come testimonianza suprema dell'arte gotica fino a quando non emerse l'evidenza storica: i tacchini furono importati dalle Americhe diversi secoli dopo l'epoca medievale, smascherando clamorosamente l'opera.
Il museo espone disegni magistrali attribuiti a maestri del calibro di Leonardo, Corot, Picasso e Schiele. Spiccano le opere di Eric Hebborn, maestro indiscusso del tratto antico assassinato misteriosamente a Roma nel 1996, e le tele di Edgar Mrugalla, il "re dei falsari" della Germania federale, che dopo la condanna aprì persino una scuola d'arte riconosciuta per insegnare a distinguere i falsi autentici.