Arroccato su uno degli ultimi bastioni monumentali delle antiche mura imperiali, l'Albertina (Albertina) rappresenta uno dei vertici assoluti del patrimonio museale viennese ed europeo. Con una posizione scenografica unica a pochi passi dall'Opera di Stato e dalla Hofburg, questo straordinario museo è una sintesi irripetibile tra lo sfarzo residenziale asburgico, una delle collezioni di arti grafiche più prestigiose al mondo e una panoramica enciclopedica sull'arte moderna e contemporanea. Varcare la soglia dell'Albertina significa compiere un viaggio affascinante che spazia dal genio minuzioso del Rinascimento tedesco di Albrecht Dürer fino alle audaci scomposizioni cubiste di Pablo Picasso, il tutto all'interno di autentici appartamenti di corte dove la dinastia imperiale ha vissuto da protagonista i decenni più cruciali della storia mitteleuropea.
L'edificio sorge sopra l'antico bastione agostiniano (Augustinerbastei), parte della possente cinta muraria che salvò Vienna dagli assedi ottomani. Fu il duca Alberto di Sassonia-Teschen (Albert Kasimir von Sachsen-Teschen), da cui il museo prende il nome, a trasformare radicalmente questo complesso in uno splendido palazzo neoclassico alla fine del Settecento. Il duca era una figura eccezionale: colto diplomatico, appassionato collezionista e, soprattutto, sposo dell'arciduchessa Maria Cristina (la celebre Mimi), l'unica tra i sedici figli dell'imperatrice Maria Teresa ad aver ottenuto il privilegio di sposarsi per amore e non per mero calcolo dinastico.
Proprio grazie alla sterminata dote imperiale e alla passione condivisa per le arti grafiche, Alberto e Cristina fondarono a partire dal 1776 una raccolta enciclopedica di disegni, incisioni e stampe, guidati dal principio illuminista di radunare solo il meglio della produzione artistica continentale. Più tardi, il palazzo divenne la residenza dell'Arciduca Carlo d'Asburgo-Teschen, il celebre comandante militare che nel 1809 inflisse a Napoleone Bonaparte la sua prima vera sconfitta campale nella battaglia di Aspern-Essling. La statua equestre che domina la terrazza del museo celebra ancora oggi le sue gesta.
Nel 2003, un grandioso intervento di restauro ha traghettato il palazzo nel XXI secolo: l'architetto Hans Hollein ha progettato la cosiddetta Soravia Wing, un'audace ala a sbalzo in titanio lunga oltre sessanta metri che funge da copertura per la scalinata mobile d'accesso, creando un audace dialogo visivo tra la severità dell'architettura asburgica e l'avanguardia contemporanea.
Pur essendo nata sulle arti su carta, l'Albertina accoglie dal 2007 una delle raccolte private più rilevanti al mondo: la Collezione Batliner (Sammlung Batliner), intitolata a Herbert e Rita Batliner. Allestita in un suggestivo percorso permanente denominato "Da Monet a Picasso", questa sezione offre una passeggiata attraverso oltre centotrenta anni di pittura rivoluzionaria:
L'Albertina è anche un museo di residenza: al primo piano si snodano 20 sale di rappresentanza meticolosamente restaurate secondo gli inventari originali di inizio Ottocento. Lungo il percorso si attraversano ambienti sontuosi come la Sala delle Muse (Musensaal), impreziosita da statue in stucco dorato e specchi barocchi, la Sala delle Udienze e i salotti privati. Da notare i raffinatissimi pavimenti intarsiati in legni pregiati (opera del maestro ebanista Josef Danhauser), i lampadari in cristallo di Boemia e i parati in seta di Lione dai colori pastello brillanti (giallo canarino, turchese e verde impero), che testimoniano il lusso raffinato dell'aristocrazia mitteleuropea dell'epoca Biedermeier e Impero.
Con oltre un milione di stampe e circa 65.000 disegni, la collezione grafica dell'Albertina annovera tesori di Michelangelo, Raffaello, Leonardo da Vinci, Rembrandt, Pieter Bruegel il Vecchio, Egon Schiele e Gustav Klimt. Il vertice indiscusso è la prodigiosa Lepre (Feldhase, 1502) e le Mani giunte in preghiera (Betende Hände, 1508) di Albrecht Dürer.
Curiosità di conservazione: A causa dell'estrema fragilità della carta cinquecentesca e dei pigmenti d'acquerello sensibili alla luce naturale, i disegni originali di Dürer sono custoditi in speciali caveau climatizzati a luce zero e vengono esposti al pubblico solo per brevi settimane una volta ogni diversi anni. Nelle sale espositive permanenti è possibile ammirare riproduzioni ad altissima fedeltà, mentre mostre temporanee tematiche portano periodicamente alla luce parti dell'immenso archivio grafico.