Nel cuore dell'elegante centro storico viennese, arroccata su ciò che resta degli antichi bastioni difensivi della città, sorge la celebre Casa Delle Tre Ragazze (Dreimäderlhaus). Situata al civico 10 di Schreyvogelgasse, all'incrocio sopraelevato con il suggestivo vicolo a gradoni Mölker Steig, questa pittoresca residenza borghese è uno dei capolavori più intatti e fotografati della Vienna a cavallo tra il Settecento e l'Ottocento. Pur non essendo un museo convenzionale con sale espositive interne — l'edificio conserva tuttora la sua storica destinazione privata e residenziale — la casa rappresenta una tappa culturale obbligata, una sorta di monumento a cielo aperto incastonato in uno dei complessi storici e musicali più densi d'Europa, proprio a pochi passi dalla residenza beethoveniana della Pasqualatihaus.
Passeggiare lungo questo angolo rialzato significa compiere un vero e proprio salto temporale nella Vienna del periodo Biedermeier e del classicismo giuseppino: una parentesi di quiete acciottolata miracolosamente scampata alle imponenti demolizioni ottocentesche che diedero origine al grandioso viale della Ringstraße.
Il fascino magnetico della Dreimäderlhaus è legato a doppio filo all'immaginario musicale viennese e, in particolare, alla figura del sommo compositore Franz Schubert. Secondo una popolarissima leggenda cittadina, il maestro avrebbe frequentato assiduamente questa dimora invaghito di tre splendide sorelle — Hannerl, Hederl e Heiderl Tschöll —, figlie del mastro vetraio di corte che si supponeva abitasse qui.
La vicenda sentimentale, con Schubert troppo timido per dichiararsi e costretto a intonare delicate serenate sotto le finestre, venne resa celebre dal romanzo di grande successo Schwammerl (1912) di Rudolf Hans Bartsch e successivamente sublimata nell'operetta Das Dreimäderlhaus (1916) con musiche rielaborate da Heinrich Berté. Sebbene la storiografia moderna abbia confermato che Schubert non visse mai qui né corteggiò le figlie del vetraio Tschöll — legandosi piuttosto al salotto musicale delle colte e talentuose sorelle Fröhlich —, il mito romantico ha impresso per sempre nell'anima viennese il nome di questa casa d'angolo.
La piazzetta e la salita acciottolata che abbracciano l'edificio custodiscono inoltre una memoria cinematografica leggendaria: proprio qui, tra le ombre di Schreyvogelgasse, il regista Carol Reed ambientò una delle scene più celebri della storia del cinema nel capolavoro noir Il terzo uomo (The Third Man, 1949), quando il volto enigmatico di Orson Welles (Harry Lime) viene improvvisamente illuminato dal fascio di luce di una finestra.
Dal punto di vista storico-artistico, la residenza, edificata intorno al 1803 e attentamente restaurata nel 1950, costituisce un esempio perfetto di Josephinischer Klassizismus (classicismo giuseppino). L'edificio presenta una pianta caratteristica a forma di "T", articolata tra il corpo di fabbrica principale allineato a Schreyvogelgasse e un'ala laterale priva di decorazioni che costeggia il pendio di Mölker Steig.
Il prospetto principale esprime la sobria armonia dell'epoca attraverso lesene verticali poco marcate e decorazioni a stucco ascrivibili allo Zopfstil (la variante austriaca del Neoclassicismo caratterizzata da nastri, trecce e festoni floreali stilizzati). La struttura si adatta magistralmente al dislivello del terreno generato dall'antico bastione, regalando prospettive asimmetriche e scorci d'incomparabile grazia scenografica.
Durante la vostra passeggiata intorno alla Dreimäderlhaus, prendetevi il tempo di osservare da vicino gli elementi artistici e gli scorci più significativi che rendono questo luogo unico: