Nel cuore del vivace secondo distretto viennese, a pochi passi dal viale che conduce allo storico parco dei divertimenti del Prater, si trova uno dei luoghi di pellegrinaggio musicale più affascinanti d'Austria: l'Appartamento di Johann Strauss (Johann Strauss Wohnung). Qui, al primo piano nobile (Beletage) di un elegante palazzo ottocentesco, il celebre «Re del Valzer» visse tra il 1863 e il 1870. È tra queste pareti intrise di storia che prese vita la composizione viennese per antonomasia: il celeberrimo valzer An der schönen blauen Donau op. 314 (Sul bel Danubio blu), considerato a tutti gli effetti il secondo inno nazionale austriaco. Oggi gestito con cura filologica dal circuito del Wien Museum, l'appartamento offre un'immersione autentica e raccolta nella sfarzosa epoca dei balli asburgici e nella sfera privata del compositore più idolatrato dell'Europa fin de siècle.
Durante il regno di Francesco Giuseppe I, la Praterstraße rappresentava una delle arterie suburbane più mondane e trafficate di Vienna, battuta quotidianamente dalle carrozze della nobiltà e dell'alta borghesia dirette verso il polmone verde del Prater. All'apice della fama e del successo economico, Johann Strauss Sohn vi si trasferì all'età di 38 anni insieme alla prima moglie, l'acclamata cantante lirica Henrietta «Jetty» Treffz. Jetty, donna emancipata, carismatica e di grande intuito teatrale, non fu soltanto la sua compagna devota, ma una vera e propria manager antesignana, capace di proteggere i ritmi creativi del marito dalle continue intrusioni di ammiratori e impresari.
Fu proprio in questa dimora, nell'inverno tra il 1866 e il 1867, che Strauss ricevette la commissione dal coro maschile Wiener Männergesang-Verein. La monarchia danubiana stava attraversando uno dei suoi momenti più bui in seguito alla cocente sconfitta nella guerra austro-prussiana di Königgrätz. Il compito di Strauss era risollevare il morale della capitale per il carnevale imminente. Lavorando al suo pianoforte in queste stanze, diede alla luce una melodia immortale che, dopo la prima esecuzione al vicino stabilimento balneare Dianabad, venne presentata in versione puramente orchestrale all'Esposizione Universale di Parigi del 1867, consacrando Strauss a divo internazionale e regalando all'Austria il suo simbolo identitario più duraturo.
L'esposizione permanente fonde magistralmente cimeli biografici, preziosi strumenti d'epoca e arredi originali che testimoniano il fasto della Ringstraßen-Ära e il genio creativo dell'artista:
Il fulcro emotivo della visita è rappresentato dagli strumenti autentici suonati da Johann Strauss. Tra i tesori esposti spicca un prestigioso violino attribuito alla scuola cremonese di Amati, il fedele compagno di tournée con cui Strauss dirigeva la sua celeberrima orchestra entusiasmando le folle di mezza Europa e degli Stati Uniti. Nella sala da musica è inoltre conservato un superbo pianoforte a coda Bösendorfer, lo strumento prediletto dai più grandi virtuosi viennesi, sul quale presero forma le melodie spensierate ma armonicamente sofisticate delle sue operette e dei suoi valzer.
Attraverso teche raffinate, il museo illustra la vera e propria isteria collettiva che Strauss scatenava nei saloni imperiali e nei caffè-concerto viennesi. Di eccezionale valore artistico sono i Damenspenden (i carnets de bal): veri e propri capolavori di oreficeria e artigianato viennese (in avorio, madreperla, argento e velluto intarsiato) che venivano offerti in dono alle dame dell'alta società all'inizio dei balli per annotare l'ordine delle danze. Non mancano caricature dell'epoca, onorificenze e testimonianze della stima sconfinata che compositori come Johannes Brahms e Richard Wagner nutrivano per il «collega del valzer».
Passeggiando tra le sale si scoprono dettagli intimi e curiosi: dal leggendario tavolo da biliardo — passione viscerale di Strauss, che considerava il gioco una valvola di sfogo indispensabile tra una sessione di composizione e l'altra — a una selezione dei suoi celebri abiti da concerto, ritratti ufficiali e caricature che immortalano i suoi baffi scuri arricciati, che dettarono la moda maschile della Vienna asburgica per decenni.