Lungo l'elegante passeggiata del Graben, a pochi passi dall'imponente mole del Duomo di Santo Stefano, si erge la Fontana di Leopoldo (Leopoldsbrunnen). Spesso superata con fretta dagli amanti dello shopping di lusso, questa fontana monumentale è in realtà uno dei testimoni più preziosi della storia civica e religiosa viennese. Insieme alla sua gemella simmetrica, la Fontana di Giuseppe (Josefsbrunnen), fa da solenne cornice scenografica alla celeberrima Colonna della Peste (Pestsäule), componendo un asse monumentale barocco e neoclassico tra i più armoniosi d'Europa.
Dedicata a San Leopoldo III di Babenberg, margravio d'Austria e santo patrono della città e della nazione, la fontana rappresenta un mirabile connubio tra utilità pubblica medievale, propaganda dinastica asburgica e raffinatezza scultorea neoclassica. Un'opera che racchiude leggende di fondazione imperiale e aneddoti secolari, imperdibile per chi vuole comprendere l'identità più profonda della capitale austriaca.
L'origine delle fontane del Graben risale al lontano XV secolo. In quell'epoca il Graben, ricavato dall'antico fossato difensivo dell'accampamento romano di Vindobona, fungeva da vivace mercato cittadino. Per garantire l'approvvigionamento idrico e una riserva d'acqua indispensabile in caso di incendio (Löschwasser), vennero installate due cisterne alimentate da condutture in legno provenienti direttamente dai giardini della Hofburg. La fontana orientale era originariamente nota ai viennesi come Löwenbrunn per via delle quattro bocche a forma di testa di leone da cui sgorgava l'acqua.
La svolta simbolica avvenne all'indomani della terribile epidemia di peste del 1679. L'imperatore Leopoldo I d'Asburgo, nell'ambito del maestoso programma votivo che portò alla costruzione della Pestsäule, decise di trasformare anche i due bacini pubblici in manifestazioni di fervente devozione cattolica e dinastica. I precedenti motivi decorativi profani furono rimossi e nel 1680 lo scultore di corte Johann Frühwirt realizzò la prima statua lignea del santo protettore Leopoldo.
Con il passare dei decenni e le intemperie, le statue seicentesche si deteriorarono. Agli inizi del XIX secolo, la municipalità viennese commissionò all'acclamato scultore neoclassico Johann Martin Fischer il rinnovamento dell'apparato plastico. Nel 1804, Fischer fuse nel piombo la maestosa scultura che ammiriamo tutt'oggi, ridisegnando il basamento con raffinate lastre bronzee istoriate.
Nel 1974 la fontana rischiò di sparire temporaneamente dalla vista durante i colossali scavi per la costruzione della linea metropolitana U-Bahn U1 sotto il Graben e Stephansplatz. Il monumento fu accuratamente smontato blocco per blocco, sottoposto a un meticoloso restauro conservativo e ricollocato con precisione millimetrica nella sua sede storica originaria una volta ultimata la galleria sotterranea.
La figura sommitale, fusa in piombo, ritrae San Leopoldo III con un portamento fiero ed equilibrato, a cavallo tra compostezza classica e solennità medievale. Il margravio è raffigurato con indosso una splendida armatura cavalleresca e la corona ducale (Herzogshut). Con la mano sinistra regge il gonfalone, mentre al suo fianco un putto alato sostiene con devozione il disegno architettonico della chiesa dell'Abbazia di Klosterneuburg (Stift Klosterneuburg), il capolavoro monastico fondato dal santo nel 1114.
Il basamento quadrangolare in pietra conserva due splendide formelle in rilievo bronzeo che narrano le origini mitiche dell'Austria:
La vasca in pietra calcarea presenta un armonioso profilo sagomato a pianta ottagonale, ai cui lati spuntano le teste di leone in bronzo dorato e patinato. Questi getti d'acqua mantengono viva la memoria della primordiale Löwenbrunn rinascimentale, offrendo uno sfondo sonoro rilassante nel cuore pulsante della città.