Nel cuore più aristocratico di Vienna, protetta dalle volte neorinascimentali della spettacolare Ferstel-Passage (la galleria coperta che collega la piazza della Freyung a Herrengasse), si cela una delle gemme scultoree più affascinanti e raffinate dell’intera capitale austriaca: la Fontana della Sirena del Danubio (Donaunixenbrunnen). Questo monumento incarna alla perfezione l’eleganza cosmopolita e la grandiosità della Vienna di metà Ottocento, quando la corte asburgica si apriva ai fasti della nascente Ringstraße.
Meno nota al turismo di massa rispetto alle monumentali fontane dell'Hofburg, la Donaunixenbrunnen è un capolavoro da non perdere per chiunque desideri cogliere l'anima segreta della città: un riuscito connubio tra le antiche leggende popolari sul grande fiume europeo, il virtuosismo della fusione in bronzo asburgica e l'architettura d'ispirazione veneziana che rende il Palais Ferstel unico nel suo genere.
La fontana fu commissionata per impreziosire il suggestivo cortile esagonale coperto da una cupola in vetro, noto come Basarhof, all’interno del maestoso palazzo progettato dal giovane e brillante architetto Heinrich von Ferstel. L'edificio, completato nel 1860, era stato originariamente concepito come sede della Banca Nazionale Austro-Ungarica e della Borsa Valori. Per coronare questo tempio della finanza e del commercio imperiale, Ferstel disegnò personalmente la struttura complessiva della fontana, inaugurata solennemente il 3 ottobre 1861.
La realizzazione delle sculture in bronzo fu affidata a uno dei maestri indiscussi della plastica ottocentesca austriaca, il celebre scultore Anton Dominik von Fernkorn — già noto a tutta l'Europa per i vertiginosi monumenti equestri dell'Arciduca Carlo e del Principe Eugenio in Heldenplatz. L'opera richiese oltre un anno e mezzo di lavoro e circa 4,2 tonnellate di bronzo (75 centenari viennesi), con un costo complessivo considerevole di 25.000 fiorini imperiali. Il bacino inferiore, dalle linee sinuose e morbide, venne invece scolpito nel pregiato marmo rosso di Adnet (Adneter Marmor) dal maestro scalpellino di corte Anton Wasserburger.
L’ispirazione del monumento affonda le radici nella tradizione mitologica austriaca del Donauweibchen (la "Donnina del Danubio"), la leggendaria ninfa o sirena delle acque fluviali che, secondo il folclore viennese, appariva a pescatori e barcaioli per avvertirli delle piene improvvise del fiume o per condurre le anime pure verso tesori nascosti.
Nella visione asburgica e liberale dell'epoca di Francesco Giuseppe I, tuttavia, la ninfa non era soltanto una figura leggendaria: l’acqua rappresentava il fulcro dei commerci, della ricchezza e dell’espansione economica dell’Impero austro-ungarico. Per questo motivo, Fernkorn non si limitò a rappresentare il mondo fatato delle acque, ma vi affiancò un'esaltazione delle attività umane legate al grande fiume.
La composizione della fontana si sviluppa su ben sei metri di altezza (pari a 19 piedi viennesi dell'epoca) attraverso una sapiente scansione piramidale a più livelli: