Nel cuore pulsante dell'Hoher Markt, la piazza più antica della capitale austriaca, sorge uno dei monumenti barocchi più scenografici e carichi di devozione dinastica dell'intera città: la Fontana del Matrimonio (Vermählungsbrunnen, nota anche come Josefsbrunnen). Questa straordinaria opera scultorea non è una semplice fontana decorativa, ma un sontuoso altare all'aperto commissionato dalla casa regnante degli Asburgo per celebrare un voto imperiale, dominando la piazza con un connubio magistrale di marmi pregiati, bronzo dorato e puro dinamismo teatrale settecentesco.
Le origini della fontana risalgono ai turbolenti anni della Guerra di Successione Spagnola. Nel 1702, l'imperatore Leopoldo I d'Asburgo fece un solenne voto religioso: se il figlio ed erede al trono, il futuro imperatore Giuseppe I, fosse tornato sano e salvo dall'assedio della fortezza di Landau nel Palatinato, la corona avrebbe eretto un monumento votivo dedicato al suo santo patrono, San Giuseppe.
Il principe tornò incolume e nel 1706 il celebre architetto di corte Johann Bernhard Fischer von Erlach (l'archistar barocca artefice di Schönbrunn e della Karlskirche) realizzò una prima versione monumentale, provvisoriamente costruita in legno. L'opera lignea, tuttavia, deperì rapidamente a causa delle intemperie. Fu l'imperatore Carlo VI a ordinare nel 1724 una ricostruzione perenne e monumentale in marmo e bronzo. Il progetto passò nelle mani del talentuoso figlio di Fischer von Erlach, Joseph Emanuel Fischer von Erlach, coadiuvato dal virtuoso scultore veneto Antonio Corradini. La magnifica fontana definitiva fu solennemente inaugurata il 14 aprile 1732.
La Fontana del Matrimonio rappresenta la quintessenza del Barocco viennese maturo: l'opera non si limita alla dimensione plastica, ma crea una vera e propria scenografia urbana a cielo aperto. La struttura sorge su una base quadrilobata in marmo bianco, da cui si innalzano quattro imponenti colonne corinzie in marmo rosso di Salisburgo (marmo di Adnet).
Queste colonne sostengono uno spettacolare baldacchino bronzeo a giorno, sovrastato da nubi modellate, putti angelici e una raggiera dorata con il simbolo della Trinità. L'effetto visivo è volutamente drammatico: la luce naturale filtra attraverso il baldacchino e le colonne, illuminando il punto focale dell'intera composizione scultorea sottostante.
Durante la vostra sosta davanti al monumento, prendetevi il tempo per osservare con attenzione i dettagli scultorei e i messaggi simbolici intessuti nell'opera:
Al centro del tempietto, posizionato sopra un alto piedistallo, si trova il gruppo marmoreo scolpito da Antonio Corradini. La scena raffigura il matrimonio sacro tra la Vergine Maria e San Giuseppe, uniti per mano davanti al Sommo Sacerdote. Corradini, celebre in tutta Europa per la sua maestria nel panneggio e nell'espressività dei volti, ha conferito alle figure una grazia classica unita a una profonda solennità spirituale.
Alzando lo sguardo verso la sommità della fontana, si rimane affascinati dalla complessa struttura bronzea realizzata dal fonditore di corte Johann Baptist Divoky. Il baldacchino simula un tessuto leggero e mosso dal vento, circondato da teste di cherubini alate. Al centro della cupola si staglia la colomba dello Spirito Santo immersa in raggi dorati, a simboleggiare la benedizione celeste sull'unione dei due sposi.
La fontana è dotata di grandi vasche inferiori dove l'acqua zampilla da mascheroni e teste bronzee. Sulle pareti del basamento ottagonale è possibile scorgere delicati rilievi che narrano episodi biblici legati alla vita della Sacra Famiglia e alla genealogia davidica, collegata simbolicamente alla legittimazione del potere imperiale asburgico.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, nel corso dei feroci bombardamenti e dei combattimenti urbani della battaglia di Vienna nell'aprile del 1945, l'Hoher Markt fu quasi interamente raso al suolo dagli incendi. La Fontana del Matrimonio subì danni gravissimi: una delle statue marmoree fu decapitata e le colonne vennero scheggiate dai proiettili. Tra il 1950 e il 1955 la città di Vienna promosse un accurato lavoro di restauro filologico che restituì al capolavoro il suo aspetto originario, facendone un simbolo di rinascita e resilienza per l'intera capitale.