Nel cuore dell'imponente Schwarzenbergplatz, a metà strada tra i fasti neoclassici della Ringstraße e le linee barocche del Belvedere, si innalza uno dei monumenti idraulici più scenografici ed emblematici della capitale austriaca: la Fontana del Getto Alto (Hochstrahlbrunnen). Non si tratta di una semplice fontana ornamentale, bensì di un vero e proprio inno monumentale alla modernità ingegneristica e alla salute pubblica. Ammirarla mentre scaglia verso il cielo il suo potente getto d'acqua cristallina alpina – capace di creare suggestivi arcobaleni nelle giornate soleggiate e caleidoscopici riflessi cromatici al tramonto – è un'esperienza sensoriale che racconta l'essenza stessa della Vienna imperiale di fine Ottocento.
La storia dell'opera affonda le sue radici in uno dei momenti più critici e rivoluzionari della storia viennese. Nella prima metà del XIX secolo, la rapida espansione urbana aveva reso le falde acquifere cittadine inquinate e insalubri, scatenando devastanti epidemie di colera e tifo. Per debellare l'emergenza, la municipalità realizzò un'opera titanica: la Prima Conduttura Alpina di Vienna (I. Wiener Hochquellenwasserleitung), un acquedotto lungo quasi 100 chilometri che convogliava l'acqua purissima dalle sorgenti montane del Rax e dello Schneeberg direttamente nella capitale sfruttando unicamente la pendenza naturale.
Il 24 ottobre 1873, alla presenza dell'imperatore Francesco Giuseppe I, la monumentale fontana venne inaugurata per celebrare il completamento di questo capolavoro ingegneristico. La sua costruzione fu resa possibile dalla generosità dell'imprenditore edile Antonio Gabrielli, l'appaltatore principale dell'acquedotto, il quale rinunciò a gran parte dei propri compensi donando 200.000 corone per regalare alla cittadinanza un monumento all'acqua.
Pochi visitatori sanno che la disposizione dei getti d'acqua nasconde un colto sistema allegorico e astronomico che funziona come un immenso orologio d'acqua:
Nel 1906, in piena epoca Jugendstil, la fontana subì un'ulteriore evoluzione diventando una pionieristica Fontaine lumineuse (Leuchtbrunnen). Venne dotata di un sofisticato impianto sotterraneo con proiettori colorati e pompe idrauliche autonome per regalare alla città uno spettacolo serale di giochi di luce all'avanguardia per l'inizio del XX secolo.
Il momento culminante per ammirare la fontana è al calare della sera, quando entra in funzione il sistema di illuminazione artistica. Getti d'acqua potenti si tingono ciclicamente di rosso, giallo, verde, blu, viola e bianco candido. Il contrasto visivo tra l'acqua zampillante multicolore e il cielo notturno viennese regala uno degli scorci fotografici più romantici e suggestivi della città.
La fontana è concepita come fulcro visivo di un asse urbanistico di straordinaria densità storica. Guardando oltre il maestoso getto centrale verso sud, lo sguardo incontra il solenne Monumento agli Eroi dell'Armata Rossa (Heldendenkmal der Roten Armee, noto ai viennesi come Russendenkmal), eretto nell'estate del 1945 con il suo colonnato semicircolare sormontato dal soldato sovietico. Alle sue spalle domina la facciata principesca del barocco Palais Schwarzenberg, mentre verso la Ringstraße svetta la statua equestre del feldmaresciallo Schwarzenberg, componendo una scenografia urbana stratificata unica in Europa.
Nelle calde giornate estive, la fontana funge da climatizzatore naturale. Sedersi lungo il bordo dell'ampio bacino circolare permette di godere della fresca nebulizzazione trasportata dal vento: un promemoria sensoriale tangibile del fatto che l'acqua che sgorga qui è la stessa che sgorga freschissima e potabile dai rubinetti di tutta Vienna, proveniente direttamente dalle sorgenti alpine protette della Stiria e della Bassa Austria.