All'angolo tra la sfarzosa Kärntner Straße e la monumentale spianata di Stephansplatz, incastonato all'interno di una teca di vetro sulla facciata dell'ottocentesco Palais Equitable, si cela uno dei monumenti più antichi, misteriosi e carichi di folclore dell'intera Austria: lo Stock im Eisen (Der Stock im Eisen, letteralmente "il tronco nel ferro"). Questo singolare reperto, costituito da un tronco d'albero alto circa 2,19 metri e interamente trafitto da centinaia di chiodi di ferro battuto forgiati a mano, rappresenta il più celebre talismano cittadino sopravvissuto dall'epoca medievale fino ai giorni nostri.
Mentre i flussi di viaggiatori si dirigono a testa in su verso le guglie gotiche del Duomo di Santo Stefano, gli osservatori più attenti si fermano davanti a questa silenziosa reliquia urbana, che custodisce le credenze popolari delle corporazioni artigiane, antichi patti diabolici e la memoria vivente di quando Vienna era ancora cinta da fitte foreste primordiali.
Le origini dello Stock im Eisen intrecciano indagini scientifiche d'avanguardia con un patrimonio leggendario che ha affascinato generazioni di viennesi e illustri visitatori imperiali.
Nel 1975, il reperto fu sottoposto ad approfondite analisi dendrocronologiche e radiometrice. Le indagini hanno rivelato che si tratta del fusto di un abete rosso (Picea abies) che iniziò a germogliare attorno al 1400 e fu abbattuto intorno al 1440. L'albero crebbe sul posto quando l'area, oggi epicentro del lusso e del commercio metropolitano, costituiva ancora una radura boscosa a ridosso dell'antico fossato difensivo della città. La menzione documentaria più antica risale al 1533, quando il tronco compariva già come punto di riferimento topografico pubblico e pilastro doganale noto come la "casa al ceppo nel ferro" (Stock-am-Eisen-Platz).
Secondo la prassi storica corporativa, il tronco divenne il punto di passaggio obbligato per i giovani garzoni fabbri e maniscalchi (Schlossergesellen) che intraprendevano il loro viaggio formativo obbligatorio attraverso l'Europa centrale, la celebre Walz o Wanderschaft. Prima di abbandonare Vienna per cercare lavoro altrove, ogni apprendista conficcava un chiodo speciale nel tronco come rito propiziatorio per augurarsi fortuna, lavoro e prosperità. Chiunque fosse tornato a Vienna avrebbe cercato il proprio chiodo per testimoniare il completamento del proprio cammino magistrale.
La fantasia popolare preferì tuttavia una spiegazione ben più teatrale e sinistra. La leggenda narra di un giovane apprendista fabbro di nome Erhard Ackermann (o in altre versioni Martin Mux) che, dopo aver rubato un chiodo costoso al suo severo maestro, fuggì nel bosco. Qui incontrò il Diavolo, che gli offrì un patto: l'abilità suprema di forgiare un lucchetto assolutamente inespugnabile e inviolabile in cambio della sua anima, a meno che non fosse mai riuscito a saltare una messa domenicale.
Tornato a Vienna, il garzone fabbricò una serratura prodigiosa che legava con una fascia di ferro il tronco d'albero nel centro cittadino. Divenuto maestro celebre e riverito, un giorno d'estate alzò troppo il gomito in una taverna di Grinzing e saltò la funzione liturgica della domenica: il maligno gli spezzò il collo e la sua anima svanì negli inferi, lasciando per sempre il lucchetto chiuso e impossibile da aprire senza la chiave diabolica.
La visita a questo monumento racchiude preziosi dettagli artistici e architettonici spesso trascurati: