All'interno delle raffinate geometrie alberate dello Stadtpark, tra i viali in cui risuona l'eco della gloriosa tradizione sinfonica austriaca, sorge una delle testimonianze scultoree più cariche di significato spirituale della città: il Monumento ad Anton Bruckner (Anton-Bruckner-Denkmal). Dedicato a colui che fu definito il "menestrello di Dio" e l'architetto delle più monumentali cattedrali sonore del tardo Romanticismo, questo monumento celebra il genio visionario di un maestro che visse un rapporto complesso, tormentato ma indissolubile con la capitale asburgica.
Mentre i riflettori turistici si concentrano abitualmente sulla sfavillante statua dorata di Johann Strauss, il monumento a Bruckner invita il viaggiatore colto a un momento di contemplazione intima. Situato a pochi passi dalla scenografica fontana della Befreiung der Quelle ("Liberazione della Sorgente"), il tributo a Bruckner incarna la vittoria postuma dell'arte pura sulle feroci dispute musicali che infiammarono i salotti viennesi della seconda metà dell'Ottocento.
Inaugurato solennemente il 25 ottobre 1899, appena tre anni dopo la scomparsa del maestro, il monumento fu affidato all'estro di uno dei più celebri scultori del periodo tardo-imperiale, Viktor Tilgner (lo stesso autore del celeberrimo monumento a Mozart nel Burggarten). Tilgner riprese e perfezionò la maschera del busto già creata in precedenza per la città di Steyr, catturando con straordinaria introspezione psicologica la natura schiva, devota e quasi ieratica del compositore dell'Alta Austria.
L'approdo di Bruckner all'olimpo monumentale di Vienna rappresentò una clamorosa rivincita morale. Per decenni, l'umile organista di Ansfelden fu bersaglio degli strali velenosi del critico musicale più potente d'Europa, Eduard Hanslick, che lo considerava un pericoloso adepto del wagnerismo e sminuiva la grandiosità cosmica delle sue sinfonie. Nonostante le umiliazioni pubbliche e il perenne confronto con il classicismo di Johannes Brahms, Bruckner non perse mai la fede: la dedica della sua Nona Sinfonia fu, con sublime semplicità, "Al caro Dio" (Dem lieben Gott).
Chi comprese davvero la grandezza e la solitudine del compositore fu l'imperatore Francesco Giuseppe I. Negli ultimi anni di vita, quando la salute del maestro era gravemente compromessa, l'imperatore gli concesse un alloggio nobiliare esente da affitto nel Kustodenstöckl, una dependance signorile nei giardini del Palazzo del Belvedere Superiore. Fu proprio lì che Bruckner spirò nel 1896, dopo aver trascorso gli ultimi giorni lavorando con devozione al finale incompiuto della sua Nona.
La scultura visibile oggi nello Stadtpark presenta una storia materiale travagliata. Nel disegno originario del 1899, il busto in bronzo poggiava su un maestoso zoccolo marmoreo realizzato dallo scultore Fritz Zerritsch il Vecchio, adornato da una figura femminile seminuda identificata con la Musa Euterpe (allegoria della musica), protesa con le braccia verso l'alto e accompagnata da una cetra. A causa di reiterati atti vandalici avvenuti negli anni Ottanta del Novecento, il complesso originario fu ritirato e custodito all'interno di sedi universitarie e museali protette. Nel 1988, il busto bronzeo è tornato ad abitare lo Stadtpark, installato sopra un nuovo e austero piedistallo di design minimalista in marmo di Lasa (Laaser Marmor), opera dello scultore Stefan Kamenyeczky.
Una visita attenta permette di apprezzare dettagli artistici e corrispondenze paesaggistiche di grande suggestione: