Nel reticolo silenzioso di vicoli medievali a ridosso del Canale del Danubio, al civico 4 di Seitenstettengasse, si cela uno dei tesori più emozionanti e carichi di memoria di tutta l'Austria: la Sinagoga Principale di Vienna (Stadttempel, talvolta chiamata anche Seitenstettengassentempel). A prima vista dall'esterno, nessun passante distratto potrebbe mai indovinare che dietro la sobria ed elegante facciata di un palazzo residenziale in stile Biedermeier si apra uno degli spazi sacri neoclassici più maestosi d'Europa.
Lo Stadttempel non è soltanto il fulcro spirituale e comunitario della Israelitische Kultusgemeinde Wien (IKG), la comunità ebraica viennese: è anche l'unica sinagoga storica sopravvissuta alla furia devastatrice della Notte dei Cristalli del 1938 tra le oltre novanta sale di preghiera e sinagoghe attive a Vienna prima della Seconda Guerra Mondiale. Varcare la sua soglia significa compiere un viaggio toccante nell'epoca d'oro dell'ebraismo asburgico, tra tolleranza imperiale, raffinatezza artistica e tragica memoria.
Per comprendere l'architettura singolare di questo edificio occorre risalire ai primi decenni dell'Ottocento. Sebbene l'Editto di Tolleranza (Toleranzpatent) promulgato nel 1782 dall'illuminato imperatore Giuseppe II d'Asburgo-Lorena avesse concesso maggiori libertà civili e di culto agli ebrei viennesi, le rigide leggi imperiali continuavano a vietare la costruzione di edifici religiosi non cattolici con facciate monumentali direttamente visibili sulla pubblica via. L'imperatore Francesco I mantenne questo divieto: nessun tempio ebraico poteva proclamarsi apertamente nello spazio urbano.
La comunità affidò quindi il progetto a Josef Kornhäusel, all'epoca l'architetto di corte più celebre e ricercato di Vienna, maestro indiscusso del classicismo e del Biedermeier viennese (a cui si deve anche la celebre torre del Kornhäusel a pochi passi da qui). Tra il 1825 e il 1826, Kornhäusel ideò una soluzione geniale: costruì un ordinario palazzo d'appartamenti a cinque piani sulla strada, ma all'interno della corte interna ricavò un'imponente rotonda ellittica, celando un paradiso di luce e armonia dietro una cortina di finestre domestiche.
Ironia della sorte, fu proprio questo rigoroso vincolo asburgico a salvare la sinagoga durante il pogrom nazista del 9-10 novembre 1938 (Novemberpogrome). Mentre decine di templi venivano rasi al suolo e dati alle fiamme in tutta Vienna, le squadre d'assalto delle SA devastarono e saccheggiarono gli interni dello Stadttempel, ma non poterono appiccare il fuoco per l'esplicito divieto dei vigili del fuoco: un incendio nel cuore del centro storico, incastonato tra appartamenti e archivi cittadini, avrebbe scatenato un rogo incontrollabile per l'intero primo distretto.
Lo Stadttempel custodisce anche una leggendaria eredità musicale. Qui operò come cantore supremo (Chasan) il riformatore liturgico Salomon Sulzer, la cui voce baritonale attirava regolarmente musicisti del calibro di Franz Liszt e Franz Schubert. Proprio Schubert, grande estimatore e amico di Sulzer, compose nel 1828 per la liturgia di questa sinagoga una celebre versione corale in ebraico del Salmo 92 (Tov Lehodos).
La visita allo Stadttempel regala un contrasto visivo mozzafiato tra la sobrietà dell'ingresso e la solenne monumentalità dello spazio sacro: