Nel sottosuolo della vivace piazza Neuer Markt, custodita dall'austera Chiesa di Santa Maria degli Angeli dei frati cappuccini, si cela uno dei luoghi più emblematici, solenni e magnetici d'Europa: la Cripta dei Cappuccini (Kapuzinergruft, conosciuta ufficialmente anche come Kaisergruft, ovvero "Cripta Imperiale"). Non si tratta di un semplice camposanto monumentale, ma del vero e proprio teatro postumo del Sacro Romano Impero e della duplice monarchia austro-ungarica. Qui, in un labirinto sotterraneo di dieci sale storiche ampliatesi lungo quattro secoli, riposano le spoglie mortali di 150 membri della dinastia degli Asburgo e degli Asburgo-Lorena, tra cui dodici imperatori e diciannove imperatrici.
Scendere le scale della Kapuzinergruft significa compiere un pellegrinaggio artistico e filosofico tra sfarzo barocco e disarmante umiltà, un itinerario dove il metallo dorato, il bronzo, lo stagno e la pietra raccontano l'inesorabile scorrere del tempo e la vanità del potere terreno (memento mori).
La fondazione della cripta risale al 1618 per volere dell'imperatrice Anna del Tirolo e del suo consorte, l'imperatore Mattia. Nel suo testamento, Anna espresse il desiderio di essere inumata insieme al marito all'interno del convento dei frati minori cappuccini, ordine mendicante scelto per la sua rigorosa umiltà evangelica. Completata nel 1632, la modesta sala originaria diede inizio a una tradizione secolare: affidare perennemente la custodia delle salme imperiali ai frati francescani, custodi ancora oggi dell'intero complesso.
La storia funeraria asburgica custodisce inoltre una celebre peculiarità biologica e liturgica nota come sepoltura tripartita (Getrennte Bestattung). Fino al tardo XIX secolo, per preservare i corpi e moltiplicare i luoghi di preghiera per l'anima del defunto, i sovrani venivano divisi in tre frammenti di eternità:
Tra gli aneddoti più affascinanti legati a questo luogo spicca il rito funebre tradizionale celebrato prima dell'ingresso della bara. Il maestro di cerimonie imperiale bussa per tre volte al portone di ferro della chiesa. Dall'interno, il padre guardiano cappuccino domanda: «Chi chiede l'ingresso?». Il maestro risponde con la lista chilometrica di titoli nobiliari: «Sua Maestà Imperiale e Reale Apostolica, Imperatore d'Austria, Re d'Ungheria e Boemia...». Il frate replica inflessibile: «Non lo conosciamo!».
Dopo un secondo tentativo con i titoli accademici e civili, anch'esso respinto, alla terza bussata il cerimoniere pronuncia la formula d'umiltà: «Chi chiede l'ingresso?» – «Un povero peccatore mortale che invoca la misericordia di Dio». Solo a queste parole i battenti si spalancano per accogliere il feretro.
Il percorso di visita si snoda in ordine cronologico attraverso dieci cripte collegate, ciascuna specchio dell'estetica e della sensibilità spirituale della propria epoca:
È il capolavoro assoluto della scultura funeraria rococò a Vienna, modellato dall'artista di corte Balthasar Ferdinand Moll. Su un imponente zoccolo marmoreo poggia un monumentale sarcofago in bronzo e stagno: sul coperchio, l'imperatrice Maria Teresa e il consorte Francesco I Stefano di Lorena sono raffigurati come se si ridestassero dal sonno eterno, guardandosi intensamente negli occhi mentre un angelo della Fama suona la tromba della Resurrezione. Ai quattro angoli, figure allegoriche piangono reggendo le corone dei loro regni.
In netto, drammatico contrasto con lo sfarzo dei genitori, ai piedi del maestoso monumento di Maria Teresa giace la cassa di rame spoglio del figlio Giuseppe II (Josefs-Gruft). Sovrano illuminato, nemico del lusso clericale e razionalista intransigente, volle per sé una cassa priva di qualsiasi ornamento, simbolo austero della sua rivoluzione culturale.
La sala più visitata e carica di pathos dell'intero complesso. Al centro, sopraelevato su un basamento di marmo bianco, troneggia il feretro dell'imperatore Francesco Giuseppe I (Kaiser Franz Joseph I), sovrano che resse le sorti dell'impero per ben 68 anni fino al 1916. Alla sua sinistra riposa l'indomita e tormentata consorte, l'imperatrice Elisabetta, l'immortale Sisi, il cui sarcofago è perennemente ornato da nastri con i colori ungheresi e fiori freschi lasciati dai visitatori. Alla destra dell'imperatore giace il loro unico figlio maschio, il principe ereditario Rodolfo, morto tragicamente nei fatti di Mayerling nel 1889.
In queste sale riposano rami collaterali come gli Asburgo di Toscana e figure storiche dal destino struggente, come il giovane Napoleone Francesco Bonaparte (il Re di Roma o Duca di Reichstadt, figlio di Napoleone Bonaparte e Maria Luisa d'Asburgo), le cui spoglie riposarono qui fino al 1940, anno in cui Adolf Hitler ne ordinò il trasferimento a Parigi presso Les Invalides (nella cripta viennese rimane l'urna contenente il suo cuore).
L'eco della dinastia si prolunga fino ai nostri giorni: nella cripta riposa l'ultima imperatrice d'Austria e regina d'Ungheria, Zita di Borbone-Parma, sepolta qui con funerali di Stato nel 1989. Accanto a lei riposano dal 2011 il primogenito Ottone d'Asburgo (Otto von Habsburg), storico parlamentare europeo e oppositore del nazismo, e sua moglie Regina di Sassonia-Meiningen, chiudendo definitivamente il millenario capitolo politico della casata imperiale.