Nel cuore elegante della Freyung, una delle piazze più aristocratiche del centro storico, sorge un complesso monumentale che custodisce le origini stesse di Vienna come capitale ducale: l’Abbazia dei Benedettini Scozzesi (ufficialmente Benediktinerabtei unserer Lieben Frau zu den Schotten, nota semplicemente come Schottenstift). Questo luogo sacro non è soltanto un capolavoro di stratificazione architettonica tra Medioevo e Barocco trionfale, ma un vero archivio vivente della civiltà mitteleuropea: qui riposa il fondatore della capitale austriaca, qui hanno studiato i geni del valzer viennese e qui si conserva la più antica rappresentazione topografica urbana della città.
L’abbazia affonda le proprie radici nel 1155, quando il margravio Heinrich II Jasomirgott, elevato al rango di primo Duca d’Austria dal Barbarossa, decise di trasferire la residenza dinastica dei Babenberg da Klosterneuburg a Vienna. Per conferire lustro e santità alla nuova capitale, il duca chiamò una comunità di monaci benedettini provenienti dal monastero di San Giacomo a Ratisbona.
All'epoca, questi religiosi erano noti genericamente come Scoti: in realtà non provenivano dalla Scozia odierna, bensì dall’Irlanda (allora chiamata Scotia Maior). I dotti monaci iro-scozzesi portarono a Vienna codici miniati, una severa regola e una straordinaria autonomia. Solo nel 1418 il duca Albrecht V rimosse i monaci celtici, accusati di aver allentato il rigore claustrale, affidando il monastero a benedettini di lingua tedesca; il popolo viennese, tuttavia, continuò imperterrito a chiamare il luogo Schottenstift.
L’Abbazia degli Scozzesi vanta aneddoti affascinanti intrecciati al tessuto popolare e culturale viennese:
Sebbene fondata in stile romanico, la chiesa fu completamente ricostruita in sontuose forme alto-barocche tra il 1638 e il 1648 dagli architetti ticinesi Antonio Carlone e Marco di Martino Spazio. L'interno lascia senza fiato per la sontuosità degli stucchi dorati e le pale d'altare realizzate da maestri come Tobias Pock e Joachim von Sandrart. Alzando lo sguardo verso la navata centrale, si possono ammirare gli affreschi ottocenteschi dell'artista viennese Julius Schmid.
Sotto l’altare maggiore si cela il cuore memoriale dell'Austria medievale: la cripta romanica. Qui si trova il sarcofago monumentale di Heinrich II Jasomirgott, che scelse di farsi seppellire all’interno della sua fondazione prediletta accanto alla seconda moglie, la principessa bizantina Theodora Komnene, nipote dell'imperatore Manuele I Comneno. Questo legame bizantino portò a Vienna usanze cortesi e raffinatezze orientali che trasformarono la città da avamposto di frontiera a corte cosmopolita.
Il vero tesoro per gli amanti dell’arte è ospitato nelle sale del museo abbaziale. Il capolavoro assoluto è il leggendario Schottenaltar (Altare degli Scozzesi), realizzato tra il 1469 e il 1475 da un anonimo maestro tardogotico noto convenzionalmente come Meister des Schottenaltars. Una delle sue tavole, raffigurante la Fuga in Egitto e la Visitazione, include sullo sfondo la più antica e dettagliata veduta realistica di Vienna giunta fino a noi: vi si riconoscono chiaramente le mura medievali, la Porta Rossa (Rotenturm) e la sagoma inconfondibile della Cattedrale di Santo Stefano priva del coronamento rinascimentale della torre nord.
Varcando l'arco d'ingresso da Freyung si accede a un'oasi di pace inattesa. Lo Schottenhof è un cortile monumentale alberato, incorniciato da portici classici e facciate neoclassiche. Oltre a respirare un silenzio monastico nel pieno centro metropolitano, qui si affacciano botteghe tradizionali, la libreria benedettina e un ristorante storico che serve ricette bavaresi e austriache accompagnate dai vini prodotti nei vigneti secolari dell'abbazia stessa.