Nascosto nel dedalo suggestivo di vicoli acciottolati dell'antico quartiere universitario, tra Bäckerstraße e Postgasse, si trova uno dei luoghi della memoria più venerabili d'Europa: l'Archivio dell'Università di Vienna (Archiv der Universität Wien). Custode della memoria documentaria dell'ateneo più antico del mondo germanofono — l'illustre Alma Mater Rudolphina, fondata nel 1365 — questo straordinario archivio non è un semplice deposito polveroso di carte amministrative, bensì la vera e propria coscienza intellettuale di Vienna e dell'Europa centrale.
Attraverso i suoi scaffali chilometrici, pergamene miniate, sigilli cerati e registri d'immatricolazione, l'Archivio narra oltre sei secoli e mezzo di scoperte mediche rivoluzionarie, dispute teologiche, riforme umanistiche e svolte filosofiche. È una meta imperdibile per gli amanti della storia autentica, situata nel cuore del complesso gesuitico dell'Antica Università (Alte Universität), lontano dai consueti itinerari turistici frettolosi.
La storia dell'Archivio ha inizio formalmente nel 1388, quando l'università acquistò la prima leggendaria «archa universitatis»: un pesante forziere di legno rinforzato con fasce di ferro battuto, all'interno del quale i rettori proteggevano i privilegi sovrani, i diplomi di fondazione e i sigilli ufficiali. Inizialmente custodito nella cappella di San Benedetto presso il medievale Collegium ducale, l'archivio si spostò nel 1627 all'interno del grandioso quartiere dei Gesuiti, cui l'imperatore Ferdinando II aveva affidato la gestione accademica.
Nel corso del XIX secolo, grazie al monumentale lavoro dello storico e archivista Karl Schrauf, i fondi un tempo sparsi tra le singole facoltà e le corporazioni studentesche (le cosiddette Nazioni accademiche) furono unificati in una struttura organica all'avanguardia per l'epoca. L'Archivio ha resistito indenne a guerre, incendi e trasformazioni geopolitiche, fungendo da testimone d'eccezione sia per i trionfi scientifici dei premi Nobel viennesi, sia per i periodi più bui della storia austriaca, come la brutale epurazione di accademici e studenti ebrei durante il regime nazionalsocialista nel 1938.
L'Archivio ha sede negli ambienti storici dell'Alte Universität di Postgasse 9. Varcando la soglia, ci si ritrova immersi nelle monumentali architetture seicentesche del collegio gesuitico. Il cuore di rappresentanza è ospitato nell'antico Refettorio dei Gesuiti (ehemaliges Refektorium), uno spazio sontuoso impreziosito da stucchi barocchi, volte a botte e arredi lignei che trasmettono un'aura di solenne concentrazione monastica. Qui la cultura materiale della Vienna barocca dialoga armoniosamente con le moderne teche della collezione espositiva e la sala di lettura per studiosi.
L'Archivio ospita una pregevole collezione museale interna (Schausammlung) che racchiude i massimi simboli visivi del potere e dell'autonomia accademica medievale e imperiale:
Uno dei fondi archivistici più emozionanti al mondo: a partire dal 1377, i registri universitari (Matrikel) annotano i nomi di tutti coloro che hanno studiato o insegnato a Vienna. Sfogliando questi tomi (molti dei quali oggi digitalizzati) emergono le iscrizioni, i verbali d'esame e le schede personali di giganti della scienza e della cultura universale: da Sigmund Freud a Erwin Schrödinger, da Ignaz Semmelweis a Viktor Frankl e Lise Meitner.
Il documento fondante dell'università, il celebre Stiftbrief datato 12 marzo 1365, siglato su pergamena da Rodolfo IV. Questo testo non solo istituiva i privilegi legali per studenti e professori, ma prevedeva già allora la creazione di una biblioteca pubblica e la conservazione degli atti ufficiali.