Nel cuore pulsante di Vienna, a pochi passi dall'anello monumentale della Ringstraße e dal vivace mercato del Naschmarkt, sorge una delle istituzioni d'arte più antiche, prestigiose e influenti d'Europa: l'Accademia di Belle Arti (Akademie der bildenden Künste Wien). Spesso oscurata agli occhi del turismo di massa dai più celebri musei imperiali, l'Accademia è in realtà un tempio assoluto dell'alta formazione artistica e uno scrigno segreto che custodisce uno dei più strabilianti capolavori della storia dell'arte mondiale: il Trittico del Giudizio Universale di Hieronymus Bosch.
Fondata sul finire del Seicento, l'Accademia non è soltanto un'università d'élite da cui sono transitate correnti rivoluzionarie e maestri leggendari, ma anche una meta imperdibile per chiunque voglia comprendere il dialogo continuo tra la Vienna imperiale degli Asburgo e l'avanguardia creativa contemporanea.
Le origini dell'Accademia risalgono al 1692, quando il pittore di corte Peter Strudel fondò una scuola privata sul modello dell'Accademia di San Luca di Roma e delle accademie parigine. Nel corso del Settecento, sotto l'egida illuminata dell'imperatrice Maria Teresa, l'istituzione venne rifondata come accademia statale, elevandosi a faro formativo per pittori, scultori, incisori e architetti di tutto l'Impero austro-ungarico.
Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, l'Accademia visse il suo periodo di maggiore tensione intellettuale. Da un lato vi insegnava il grande architetto Otto Wagner, pioniere della modernità e del funzionalismo viennese; dall'altro, le cattedre di pittura erano dominate da docenti conservatori guidati da Christian Griepenkerl. Fu proprio contro il rigido accademismo di questo ambiente che giovani talenti ribelli come Egon Schiele decisero di abbandonare i corsi per dare vita alla dirompente Neukunstgruppe (Gruppo della Nuova Arte).
La storia dell'Accademia incrociò fatalmente anche i destini del Novecento mondiale: nel 1907 e nuovamente nel 1908, la commissione d'esame respinse la domanda di ammissione di un giovane e mediocre aspirante pittore proveniente dall'Alta Austria, Adolf Hitler, giudicando i suoi disegni «privi di talento per la figura umana» e suggerendogli, senza successo, di tentare la strada dell'architettura.
L'attuale sede monumentale di Schillerplatz fu inaugurata nel 1877 sotto il regno dell'imperatore Francesco Giuseppe I. A progettarla fu il celebre architetto danese-austriaco Theophil Hansen, lo stesso genio dietro al Parlamento austriaco e al Musikverein.
Hansen scelse un maestoso stile neorinascimentale italiano in laterizio a vista e pietra, concepito per evocare l'armonia formale e la luce delle botteghe fiorentine e veneziane. Varcato il portale d'ingresso, lo sguardo viene rapito dalla grandiosa Aula Magna (Aula), dominata dal colossale ciclo di affreschi sul soffitto dipinto da Anselm Feuerbach: la celebre Caduta dei Titani (Titanensturz), un'opera monumentale di drammatica potenza mitologica che simboleggia la lotta eterna tra la luce dell'intelletto e le forze primordiali dell'oscurità.
Il vero tesoro dell'istituzione è la sua Gemäldegalerie, una collezione d'arte antica originata in gran parte dal lascito del conte Anton Lamberg-Sprinzenstein nel 1822. Questa pinacoteca accademica, recentemente restaurata e riallestita secondo i più moderni criteri museali, custodisce una concentrazione vertiginosa di capolavori:
L'Accademia possiede una delle più vaste collezioni grafiche dell'Austria, con oltre 150.000 fogli tra disegni, acquerelli e incisioni che spaziano dal XIV secolo a oggi. Tra i suoi pezzi forti spiccano i disegni originali gotici su pergamena degli architetti della Cattedrale di Santo Stefano (Bauhütte) e fogli preziosi di Albrecht Dürer.
A differenza dei tradizionali musei-mausoleo, l'Accademia pulsa quotidianamente dell'energia di centinaia di studenti e docenti internazionali d'arte contemporanea, architettura e restauro. Le sale dell'Exhibit Gallery ospitano a rotazione mostre temporanee audaci, installazioni d'avanguardia e la celebre Rundgang annuale, l'evento in cui l'intero edificio apre i propri laboratori e atelier al pubblico.