Pochi luoghi sanno incarnare l'anima sofisticata, nostalgica e letteraria della capitale austriaca come il Café Mozart (Café Mozart). Situato all'ombra maestosa del celebre museo Albertina e a due passi dalla Wiener Staatsoper, questo locale non è semplicemente una caffetteria, bensì un santuario vivente della celebre Wiener Kaffeehauskultur (la cultura dei caffè viennesi), proclamata patrimonio immateriale dell'umanità dall'UNESCO. Varcare le sue porte significa lasciarsi alle spalle il ritmo frenetico della metropoli contemporanea per scivolare in un'epoca d'oro scandita dal tintinnio di porcellane raffinate, dal fruscio dei giornali montati sulle tradizionali canne di bambù e dall'inconfondibile aroma del caffè tostato con maestria asburgica.
Sebbene il nome rimandi immediatamente al genio salisburghese, la storia di questo indirizzo affonda le radici nel 1794, appena tre anni dopo la prematura scomparsa di Wolfgang Amadeus Mozart. In quell'anno, il caffettiere Georg Pöhlein aprì qui la sua attività, sfruttando una porzione del vasto complesso del Bürgerspital. Durante il periodo Biedermeier, sotto la gestione di Simon Katzmayer, il locale divenne il celebre Café Katzmayer, ritrovo prediletto di libellisti, poeti e intellettuali dell'era pre-rivoluzionaria del Vormärz, tra cui Franz Grillparzer e Johann Nestroy.
L'edificio storico venne demolito nel 1873 per fare spazio all'attuale, maestoso palazzo tardo-storicista. Ma perché intitolarlo a Mozart solo nel 1929? La ragione risiede nella topografia monumentale di Vienna: proprio davanti alle vetrine del caffè, al centro dell'odierna Albertinaplatz, fu inaugurato nel 1896 lo splendido monumento marmoreo dedicato a Mozart, opera di Viktor Tilgner. Solo dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel 1953, la scultura venne trasferita all'interno del verdeggiante Burggarten, dove si trova tuttora. Il caffè, tuttavia, mantenne orgogliosamente il nome del compositore, custode perpetuo di un'eleganza senza tempo.
Nel secondo dopoguerra, quando Vienna era divisa in quattro zone di occupazione alleata, il Café Mozart divenne il fulcro di un capitolo leggendario della storia del cinema mondiale. Lo scrittore britannico Graham Greene alloggiava nel vicino Hotel Sacher mentre scriveva la sceneggiatura del capolavoro cinematografico Il terzo uomo (The Third Man, 1949), diretto da Carol Reed e interpretato da Orson Welles.
Greene trascorreva ore e ore seduto a questi tavoli di marmo, osservando il mercato nero, i movimenti furtivi di spie e informatori internazionali e la vibrante tensione della città occupata. Nel film, il Café Mozart compare esplicitamente come luogo di rendez-vous cruciale per la trama. Ancora oggi, gli appassionati di cinema noir e gli storici della Guerra Fredda scelgono questo locale per respirare quell'atmosfera fumosa, misteriosa e carica di suspense immortalata dalle note immortali della cetra di Anton Karas.
Una visita al Café Mozart è un'esperienza sensoriale e culturale che merita di essere gustata senza fretta, rispettando i rituali della tradizione viennese: