Lungo il perimetro monumentale della Ringstraße, poco oltre il maestoso edificio dell'Università, si innalzano verso il cielo due spettacolari guglie gemelle traforate che sembrano sfidare la gravità. È la Chiesa Votiva (Votivkirche), uno dei monumenti sacri più imponenti, carichi di simbolismo e affascinanti della capitale austriaca. Spesso definita il «duomo della Ringstraße», la chiesa rappresenta la massima espressione del Neogotico mitteleuropeo, concepita non come semplice parrocchia di quartiere, ma come vero e proprio tempio dinastico degli Asburgo e santuario di ringraziamento nazionale.
Ammirandola da Rooseveltplatz, l'illusione di trovarsi di fronte a una cattedrale gotica francese del XIII secolo è perfetta. Tuttavia, dietro la selva di pinnacoli, archi rampanti e doccioni mostruosi si cela una storia drammatica intessuta di complotti politici, fervore devozionale e rinascita urbanistica che segnò indelebilmente il regno dell'imperatore Francesco Giuseppe I.
Per comprendere l'origine della Votivkirche bisogna riavvolgere il nastro fino al 18 febbraio 1853. L'imperatore Francesco Giuseppe, salito al trono da appena cinque anni dopo i moti rivoluzionari del 1848, stava passeggiando lungo i vecchi bastioni cittadini (la Kärntnertor-Bastei) insieme al suo aiutante di campo, il conte Maximilian Karl Lamoral O'Donnell.
All'improvviso, un sarto ungherese di nome János Libényi si avventò sul giovane sovrano ventiduenne, tentando di sgozzarlo con un lungo coltello da cucina. Il colpo fu provvidenzialmente attutito dal colletto rigido e metallico dell'uniforme imperiale e dal pronto intervento del conte O'Donnell, spalleggiato dal macellaio viennese Joseph Ettenreich, che atterrò l'attentatore. Francesco Giuseppe sopravvisse miracolosamente riportando solo lievi ferite.
Pochi giorni dopo, il fratello minore dell'imperatore, l'arciduca Ferdinando Massimiliano (futuro sfortunato imperatore del Messico), lanciò un appello a tutte le genti dell'Impero austro-ungarico per raccogliere donazioni destinate alla costruzione di una grande chiesa votiva: un «monumento di gratitudine dei popoli della monarchia per la salvezza di Sua Maestà». Oltre 300.000 cittadini da ogni angolo dell'Impero contribuirono finanziariamente, rendendo l'edificio un simbolo di fedeltà alla corona asburgica.
Nel 1854 venne bandito un concorso internazionale a cui parteciparono ben 75 architetti europei. A trionfare fu una promessa di soli ventisei anni: il viennese Heinrich von Ferstel. Ispiratosi direttamente alle cattedrali gotiche dell'Île-de-France (come Chartres e Reims), Ferstel progettò una basilica a tre navate con deambulatorio, cappelle radiali e una facciata monumentale serrata da due torri che raggiungono i 99 metri di altezza.
La costruzione, avviata nel 1856, richiese ben 23 anni di perizia ingegneristica e l'utilizzo di pietra arenaria e calcarea di altissima qualità (tra cui la celebre pietra di Wöllersdorf e di St. Margarethen). La solenne consacrazione avvenne il 24 aprile 1879, in occasione di una ricorrenza altamente simbolica: le nozze d'argento di Francesco Giuseppe e della leggendaria imperatrice Sisi (Elisabetta di Baviera).
Prima di varcare la soglia, soffermati ad ammirare l'incredibile lavoro di intaglio lapideo della facciata. Il portale d'ingresso è un vero e proprio compendio teologico scolpito, con statue di santi protettori dei vari territori della corona e un magnifico rosone centrale che richiama i canoni dell'alto gotico. Le due torri ottagonali, completamente traforate nella parte superiore (la cosiddetta Spitzenarchitektur), donano all'intera mole una leggerezza aerea straordinaria.
Custodito all'interno, questo capolavoro del primo Cinquecento (realizzato intorno al 1520 ad Anversa) è una delle testimonianze fiamminghe di arte sacra più importanti conservate in Austria. Si tratta di un polittico intagliato e dorato con maestria vertiginosa: le scene lignee raffigurano con minuzia drammatica la Passione di Cristo, circondate da pannelli dipinti raffiguranti episodi biblici. Arrivò a Vienna tramite le collezioni asburgiche ed è una gemma imperdibile per gli amanti del Rinascimento nordico.
Nel transetto destro riposa un gigante della storia austriaca: il conte Niklas von Salm, il brillante comandante che nel 1529 difese con successo Vienna durante il drammatico primo assedio ottomano guidato da Solimano il Magnifico. Il sontuoso sarcofago rinascimentale, commissionato dal re Ferdinando I e scolpito da Loy Hering in pietra calcarea rossa, si trovava originariamente nella Dorotheerkirche (demolita nel XVIII secolo) prima di essere traslato qui per volere imperiale.
L'altare maggiore è un capolavoro neogotico ideato dallo stesso Ferstel: un monumentale ciborio in pietra e bronzo dorato sormontato da guglie e smalti policromi, ispirato alle grandi cattedrali medievali italiane e francesi. Lo spazio interno è inondato da una luce mistica filtrata da 78 vetrate istoriate: sebbene molte siano andate distrutte durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e successivamente ripristinate, le vetrate originali sopravvissute illustrano la storia della salvezza cristiana intrecciata a episodi della storia austriaca e allo scampato attentato imperiale.
Situato nell'antico oratorio di corte dell'imperatore, il museo ospita paramenti sacri ricamati in oro, calici liturgici finemente cesellati, bozzetti originali dell'architetto Ferstel e una copia autentica della Sindone di Torino, donata dalla Casa Savoia nel 1678.
La devozione e la gratitudine della casa regnante verso chi salvò la vita al sovrano non si esaurirono nella pietra della chiesa. Il macellaio Joseph Ettenreich, per aver atterrato l'attentatore, venne insignito del titolo nobiliare di Ritter von Ettenreich (Cavaliere di Ettenreich) e gli fu garantita una cospicua rendita a vita. Quanto all'architetto Heinrich von Ferstel, la realizzazione della Votivkirche consacrò la sua carriera: fu creato barone e divenne uno dei massimi artefici del volto monumentale della Vienna imperiale, firmando in seguito anche l'avveniristico Palais Ferstel sulla Herrengasse e la sede centrale dell'Università di Vienna.