Nel cuore pulsante del 12° distretto viennese, incastonata nella scenografica quiete di Migazziplatz, sorge la maestosa Chiesa Parrocchiale di Meidling (in tedesco: Meidlinger Pfarrkirche zum heiligen Johannes von Nepomuk o semplicemente Pfarrkirche Meidling St. Johannes Nepomuk). Molto più di un semplice tempio di quartiere, questo imponente edificio rappresenta un capitolo cruciale nell'evoluzione urbana e artistica di Vienna: è uno dei primissimi e più puri esempi di Storicismo Romantico (Frühhistorismus) nella capitale asburgica e custodisce un legame diretto e profondo con la casata imperiale.
Lontana dai consueti percorsi turistici di massa, la chiesa merita una deviazione consapevole per gli amanti dell'arte sacra e dell'architettura ottocentesca, testimoniando la transizione tra l'austero classicismo asburgico e la rinascita revivalista medievale, arricchita nel dopoguerra da straordinari interventi di riqualificazione postbellica firmati da maestri del calibro dell'architetto Gustav Peichl.
Le origini della parrocchia affondano nel XVIII secolo e sono strettamente legate ai capricci della natura. Storicamente, il sobborgo di Meidling soffriva devastanti e regolari esondazioni provocate dal vicino Wienfluss. Per questo motivo, su diretto impulso dell'imperatore Carlo VI d'Asburgo, tra il 1732 e il 1733 fu eretta sul posto una cappella votiva dedicata a San Giovanni Nepomuceno, martire gettato nella Moldava e patrono supremo contro i pericoli dell'acqua e degli annegamenti. Fu un primato storico: si trattò del primo edificio di culto in tutta l'Austria intitolato al santo boemo dopo la sua canonizzazione avvenuta nel 1729.
Con il vertiginoso sviluppo industriale del XIX secolo e la vicinanza della residenza imperiale estiva di Schloss Schönbrunn, la vecchia cappella si rivelò insufficiente ad accogliere la crescente comunità. Il progetto per la nuova chiesa monumentale venne affidato all'architetto Carl Roesner, figura di spicco dell'Accademia di Belle Arti di Vienna. I lavori, iniziati nel 1842, culminarono nel 1845 in un evento di grande risonanza pubblica: fu lo stesso imperatore Ferdinando I d'Austria a posare cerimoniosamente la pietra di chiusura (Schlussstein), una scena immortalata per i posteri dal celebre pittore di corte biedermeier Peter Fendi.
La chiesa conobbe pagine drammatiche durante la Seconda guerra mondiale: i bombardamenti aerei alleati del 1944 e 1945 sventrarono le navate e distrussero gran parte dei tesori interni ottocenteschi. La rinascita dell'edificio negli anni '50 divenne un simbolo di resilienza civica per il quartiere.
L'esterno si presenta come una solenne Hallenkirche (chiesa a sala) dominata da una svettante torre campanaria centrale integrata nella facciata. Le forme neoromaniche, con archetti pensili in pietra, lesene e ampie monofore a tutto sesto, evocano lo spirito della Rundbogenstil viennese, creando un colpo d'occhio di sobria monumentalità in contrasto con le eleganti case residenziali di Migazziplatz. Sul retro, la canonica a tre piani dialoga organicamente con il presbiterio rettangolare.
L'interno a tre navate, scandito da robusti pilastri a fascio, produce un suggestivo respiro basilicale. Piuttosto che una sterile ricostruzione neoclassica postbellica, lo spazio presbiteriale è stato ripensato secondo i moderni dettami liturgici: il monumentale gruppo scultoreo della Crocifissione (1956–1958) posto sull'altare maggiore è opera del celebre scultore viennese Erich Pieler, capace di imprimere un'intensa forza plastica ed espressiva alle figure ai piedi della croce. A completare l'arredo liturgico moderno spiccano le opere in vetro e pietra dell'artista contemporaneo Heinz Ebner.
Lungo i muri perimetrali delle navate laterali si sviluppa la straordinaria Via Crucis (Kreuzweg) realizzata nel 1962–1963 dal pittore e ceramista Alfred Kirchner. Composta da una sequenza di rilievi ceramici smaltati disposti a mo' di fregio narrativo continuo, rappresenta una delle migliori testimonianze di arte sacra austriaca della seconda metà del Novecento, fondendo drammaticità sacra e matericità tipicamente modernista.
Nella suggestiva cappella battesimale è custodito un dipinto della Crocifissione datato 1650 con una particolarità sconcertante: la tela reca una perforazione rituale, e un'iscrizione d'epoca attesta che il quadro venne trafitto simbolicamente a Norimberga con la presunta Lancia Sacra (la celebre Heilige Lanze degli Asburgo). Inoltre, nella cappella dei sacramenti è possibile ammirare l'icona miracolosa della Madonna Nera di Częstochowa (1850), scomparsa misteriosamente nei saccheggi della guerra e recuperata fortunosamente sul mercato antiquario nel 1984.