All'incrocio vibrante tra i quartieri di Neubau e Josefstadt, lontano dai circuiti turistici più affollati della Ringstraße, si erge una delle gemme architettoniche più sorprendenti e meno comprese di Vienna: la Chiesa Parrocchiale di Altlerchenfeld (in tedesco: Altlerchenfelder Pfarrkirche, ufficialmente dedicata ai Sette Rifugi, Kirche zu den Sieben Zufluchten). Considerata da storici dell’arte e critici internazionali come il vertice assoluto del primo Storicismo austriaco (Frühhistorismus), questo edificio monumentale non è una semplice parrocchia di quartiere, ma un autentico Gesamtkunstwerk (opera d'arte totale) che racchiude il più vasto e coerente ciclo di affreschi di scuola nazarena d'Europa centrale.
Varcare il suo portale significa fare un salto spazio-temporale: all'esterno il rigore solenne dell'architettura lombardo-bizantina in laterizio a vista; all'interno un'esplosione mistica di colori caldi, oro zecchino e pittura teologica monumentale, che rivaleggia con le grandi basiliche paleocristiane e ravennati, reinterpretate dalla sensibilità romantica ottocentesca.
Le origini della parrocchia risalgono al XVIII secolo, ma fu nella prima metà dell'Ottocento che la vecchia chiesa barocca si rivelò inadeguata alla vertiginosa crescita demografica del sobborgo artigiano di Lerchenfeld. Nel 1847 fu indetto un celebre concorso architettonico vinto dal geniale architetto svizzero Johann Georg Müller. Il progetto di Müller ruppe radicalmente con la tradizione classicista e barocca viennese, attingendo al romanico italiano e al primo Rinascimento toscano.
Tuttavia, la storia dell'edificio fu segnata da tragici colpi di scena: la Rivoluzione del 1848 paralizzò i cantieri, Müller morì prematuramente nel 1849 a soli 27 anni e la continuazione dei lavori fu affidata prima a Franz Sitte e successivamente al celebre duo formato da Eduard van der Nüll e August Sicard von Sicardsburg — gli stessi visionari architetti che pochi anni dopo avrebbero regalato a Vienna l'iconica Staatsoper. Conclusa nel 1853 e consacrata solennemente nel 1861 alla presenza del giovane imperatore Francesco Giuseppe I e dell'élite asburgica, la chiesa divenne il manifesto programmatico del rinnovamento spirituale e artistico promosso dalla corte e dall'Arcivescovo Joseph Othmar von Rauscher.
Un aneddoto poco noto lega questo luogo alla musica: nella precedente chiesetta che sorgeva sul medesimo suolo, il re del valzer Johann Strauss padre suonò innumerevoli volte come maestro di cappella, e fu qui che la famiglia Strauss mantenne profonde radici devozionali prima della trasformazione monumentale dell'edificio.
Prima di entrare, dedicate qualche minuto all'osservazione della facciata: Müller ha fuso elementi del romanico padano con archetti pensili, mattoni bicolori a contrasto ed eleganti bifore. Le due torri simmetriche alte oltre 60 metri definiscono lo skyline di Neubau con proporzioni armoniche di rara grazia.
L'interno della chiesa è uno spettacolo immersivo. Sotto la direzione teorica e artistica del caposcuola Joseph von Führich, i più grandi pittori austriaci dell'epoca (tra cui Leopold Kupelwieser, Franz Josef Dobiaschofsky ed Eduard von Engerth) realizzarono un programma iconografico titanico dipinto rigorosamente su intonaco fresco:
Ogni singolo dettaglio, dal fonte battesimale ai banchi lignei finemente intagliati, è stato disegnato su misura da van der Nüll e Sicardsburg per evitare qualsiasi cesura stilistica con gli affreschi murali. Il pulpito marmoreo, sorretto da colonne policrome, è un pezzo di bravura scultorea neocristiana.
Sulla cantoria troneggia il superbo organo costruito nel 1860 da Alois Hörbiger, inserito in una cassa lignea neoromanica monumentale. Dotato di un timbro caldo e profondo tipico del romanticismo mitteleuropeo, lo strumento è tuttora protagonista di apprezzate rassegne concertistiche d'organo.