Nel cuore pulsante del palazzo imperiale della Hofburg, affacciata sulla monumentale Josefsplatz, si cela uno degli edifici sacri più affascinanti, aristocratici e carichi di memoria storica dell'intera Austria: la Chiesa di Sant’Agostino (Augustinerkirche). Dietro una facciata apparentemente sobria e integrata nel complesso palaziale asburgico, si apre uno scrigno gotico a tre navate che fu, a partire dal 1634, la parrocchia ufficiale della corte imperiale (k.u.k. Hofpfarrkirche).
Varcare il portale dell'Augustinerkirche significa immergersi in una dimensione sospesa tra il fasto dinastico e la meditazione più intima: qui risuonavano gli accordi delle messe composte da Wolfgang Amadeus Mozart e Franz Schubert, qui si celebravano nozze destinate a cambiare i destini d'Europa e qui, in un silenzio austero, riposano letteralmente i "cuori" dei monarchi d'Asburgo. Per chi desidera comprendere l'anima più autentica di Vienna, questo luogo sacro è una tappa imprescindibile.
Fondata nel 1327 dal duca Federico il Bello (Friedrich der Schöne) come convento per i frati eremiti di Sant'Agostino, la chiesa fu consacrata nel 1349. Sebbene le sue radici siano trecentesche, l'edificio ha attraversato una metamorfosi stilistica unica nel panorama viennese. Durante l'epoca barocca, gli interni furono sontuosamente trasformati con altari dorati e stucchi scenografici; tuttavia, nel 1784, per volere dell'imperatore illuminista Giuseppe II, l'architetto di corte Johann Ferdinand Hetzendorf von Hohenberg compì una radicale opera di "regotizzazione" (Regothisierung), spogliando la chiesa delle sovrastrutture barocche per restituirle l'originaria, slanciata verticalità trecentesca fatta di pilastri ottagonali e volte a crociera candide e luminose.
Come chiesa di corte della famiglia imperiale, l'Augustinerkirche è stata il teatro dei più celebri matrimoni della dinastia asburgica:
Lungo la navata destra troneggia uno dei vertici assoluti della scultura neoclassica mondiale: il monumento funebre all'Arciduchessa Maria Cristina d'Austria (1742–1798), figlia prediletta dell'imperatrice Maria Teresa e consorte del duca Alberto di Sassonia-Teschen (il fondatore del vicino museo dell'Albertina). Realizzato tra il 1798 e il 1805 dal maestro Antonio Canova, il cenotafio rivoluzionò l'iconografia funeraria europea.
L'opera si presenta come una monumentale piramide in marmo di Carrara verso la cui buia porta d'accesso incede un mesto corteo allegorico: la Virtù che reca le ceneri dell'arciduchessa, la Carità (o Beneficenza) che guida un vecchio cieco e una fanciulla, e a destra il Genio alato della Morte appoggiato malinconicamente a un leone accovacciato. In alto, la Felicità Celeste regge il medaglione con l'effigie della defunta circondata dall'uroboro, simbolo d'eternità. Canova trasforma il lutto dinastico in una meditazione universale sul mistero del passaggio verso l'ignoto.
Dietro la suggestiva Loretokapelle (Cappella di Loreto), fondata nel 1627 dall'imperatrice Eleonora Gonzaga, si nasconde la celebre Herzgruft ("Cripta dei Cuori"). Secondo una secolare tradizione funeraria asburgica istituita nel XVII secolo, i corpi dei monarchi venivano divisi dopo la morte:
In questo piccolo vano riposano oggi 54 urne d'argento contenenti i cuori di imperatori, imperatrici e arciduchi, tra cui quelli dell'imperatrice Maria Teresa, di suo padre Carlo VI, dell'imperatore Francesco II/I e dell'infelice figlio di Napoleone, il Duca di Reichstadt (il cui cuore è rimasto qui anche dopo che Hitler fece trasferire la salma a Parigi nel 1940).
Accessibile dalla navata destra, questa austera cappella trecentesca fu la sede dell'ordine cavalleresco di San Giorgio, fondato dall'imperatore Massimiliano I. Qui si trova il cenotafio vuoto dell'imperatore Leopoldo II, anch'esso opera neoclassica di grande pregio scolpita da Franz Anton von Zauner.
L'Augustinerkirche vanta una reputazione acustica e liturgica leggendaria. La chiesa ospita due strumenti d'eccezione: il grande organo moderno della bottega Rieger (1976) e il prestigioso Bach-Orgel realizzato nel 1985 dall'organaro olandese Geert Reil, ideale per il repertorio barocco. La domenica mattina la chiesa si trasforma in una sala da concerto sacra dove la liturgia viene accompagnata da solisti, coro e orchestra che eseguono le immortali messe di Haydn, Mozart, Beethoven e Schubert.