Nel vivace quarto distretto viennese, a pochi passi dall'animata Karlsplatz, sorge un edificio sacro che incarna la profonda rinascita cattolica della Vienna imperiale del XVII secolo: la Chiesa dei Paolotti, nota popolarmente come Paulanerkirche e ufficialmente consacrata come Chiesa dei Santi Angeli Custodi (Kirche zu den heiligen Schutzengeln). Spesso indicata nelle guide italiane come "Chiesa di San Paolo" per via della radice del nome tedesco, questa perla architettonica non è in realtà dedicata all'apostolo Paolo, bensì legata alla presenza secolare dell'Ordine dei Minimi, fondato da San Francesco di Paola.
Fermarsi davanti alla sua armoniosa facciata significa immergersi in una pagina cruciale della storia asburgica. Con il suo profilo sobrio ma monumentale, che fa da quinta scenografica all'intima Irene-Harand-Platz, la chiesa rappresenta una delle testimonianze più pure del primo barocco d'ispirazione italiana a Vienna. All'interno custodisce capolavori di maestri insigni della pittura sei-settecentesca mitteleuropea, celati in un'atmosfera di silenziosa contemplazione lontana dai percorsi turistici di massa.
Le origini religiose di questo sito risalgono al lontano 1211, quando qui sorgeva una cappella intitolata a Sant'Antonio, rasa al suolo durante il primo devastante assedio ottomano del 1529. Circa un secolo dopo, nel clima fervente della Controriforma dopo la vittoria asburgica nella battaglia della Montagna Bianca, l'imperatore Ferdinando II chiamò a Vienna i Padri Paolotti dall'Italia. Nel 1627 fu posata la prima pietra del convento e del nuovo tempio, consacrato nel 1651 dal principe vescovo Philipp Friedrich Graf von Breuner in onore dei Santi Angeli Custodi.
La vita del complesso fu tuttavia segnata da un altro evento drammatico: il Grande Assedio Turco del 1683 (Zweite Wiener Türkenbelagerung). Trovandosi al di fuori della cerchia muraria fortificata della città (Glacis), la chiesa e l'annesso monastero furono in parte demoliti preventivamente dai difensori viennesi del conte Starhemberg per non offrire ripari all'artiglieria ottomana, e poi incendiati dagli assedianti. La fedele comunità asburgica la ricostruì rapidamente già entro il 1686, mentre nel 1717 venne aggiunto l'elegante campanile sormontato dal tipico bulbo barocco (Zwiebelturm). Nel 1784, a seguito dei decreti di secolarizzazione dell'imperatore "illuminato" Giuseppe II, l'ordine conventuale fu soppresso e la chiesa divenne parrocchia autonoma per il quartiere di Wieden.
L'impianto architettonico della Paulanerkirche richiama i canoni classicheggianti del primo barocco romano, in particolare i modelli a navata unica fiancheggiata da cappelle laterali tipici dell'architettura controriformista italiana, come Santa Maria del Popolo. La facciata a capanna tripartita, scandita da paraste tuscaniche, è arricchita da due nicchie che ospitano le statue in pietra di San Francesco di Paola e di San Francesco d'Assisi. L'equilibrio geometrico delle proporzioni trasmette un senso di severa dignità monastica, preludio alla magnificenza pittorica che si dischiude una volta varcato il portale.
Il punto focale della navata è il maestoso altare maggiore monumentale (1717-1718), una struttura sontuosa a colonne binate che occupa l'intera parete absidale. La storia della sua creazione nasconde una curiosità tipicamente viennese: fu infatti interamente finanziato e donato dalla Wiener Lakaienbruderschaft, l'influente confraternita di corte formata dai servitori e lacché della nobiltà imperiale. La monumentale pala d'altare, realizzata nel 1844 da Josef Hempel, raffigura un maestoso Angelo Custode che guida e protegge un fanciullo, esplicito omaggio alla dedicazione dell'edificio.
Alzando lo sguardo verso la volta dell'abside, si ammira uno splendido affresco illusionistico raffigurante la Santissima Trinità tra schiere di angeli, eseguito tra il 1720 e il 1730 dal celebre maestro comasco Carlo Innocenzo Carlone. Carlone, artista prediletto dall'alta aristocrazia viennese (autore anche dei fastosi affreschi al Belvedere Superiore per il principe Eugenio di Savoia), sfrutta la tecnica della quadratura per sfondare visivamente il soffitto, creando un vortice di luce e nubi che trascende lo spazio terreno.
Lungo i due lati della navata si aprono sei cappelle intercomunicanti, autentici scrigni d'arte sacra: