Lungo l'elegante asse di Praterstraße, nel vivace secondo distretto viennese, si erge uno dei tesori più sorprendenti e meno battuti dal turismo di massa: la Chiesa di San Giovanni Nepomuceno (Johann-Nepomuk-Kirche, nota anche semplicemente come Nepomukkirche). Dietro la sua austera e monumentale facciata in stile Rundbogenstil (stile ad arco a tutto sesto tipico del primo storicismo mitteleuropeo), questo tempio custodisce la più alta concentrazione di arte dei Nazareni di tutta l'Austria, trasformando l'edificio in una vera e propria pinacoteca sacra del romanticismo ottocentesco viennese.
Mentre la maggior parte dei viaggiatori percorre la Praterstraße per raggiungere le attrazioni del Prater o si sofferma solo sulle tracce di Johann Strauss figlio, varcare la soglia della Johann-Nepomuk-Kirche significa immergersi in una composizione solenne di luce, geometria spaziale e intensità devozionale, testimonianza dell'era imperiale di Ferdinando I d'Austria.
Prima della grande regolazione del Danubio compiuta negli anni '70 dell'Ottocento, il quartiere di Leopoldstadt era un dedalo di bracci fluviali, isole alluvionali e canali perennemente minacciati da devastanti allagamenti. Per proteggere i barcaioli, i pescatori e i residenti, nel Settecento venne costruita una cappella dedicata a San Giovanni Nepomuceno, il martire boemo gettato nella Moldava a Praga e venerato in tutto l'Impero asburgico come protettore dalle alluvioni e custode del segreto confessionale.
Dopo la catastrofica esondazione del 1830 e con la vertiginosa crescita demografica del quartiere, la vecchia chiesa parrocchiale si rivelò inadeguata. Fu così che, tra il 1841 e il 1846, l'architetto e professore dell'Accademia di Belle Arti Carl Roesner venne incaricato di erigere una monumentale chiesa che riflettesse sia la pietà popolare sia la grandezza della capitale imperiale.
La chiesa segna un punto di svolta decisivo nella storia dell'architettura viennese: distanziandosi dal neoclassicismo freddo e dal revival gotico puro, Roesner adotta il Rundbogenstil. Questa corrente fonde l'austerità del romanico primitivo, la compostezza del Rinascimento fiorentino e suggestioni bizantine. L'effetto è una basilica ad aula unica, maestosa ma raccolta, sormontata da una volta a cassettoni dipinta a cielo stellato che guida naturalmente lo sguardo verso il presbiterio.
La monumentale parete absidale è interamente dominata dal grande affresco realizzato tra il 1844 e il 1846 da Leopold Kupelwieser, celebre esponente del movimento nazareno viennese e intimo amico di Franz Schubert. L'opera raffigura l'assunzione in cielo del santo titolare:
Lungo le pareti della navata si snoda il capolavoro assoluto dell'arte devozionale ottocentesca: le quattordici stazioni della Via Crucis dipinte a fresco da Joseph von Führich. Questa sequenza non solo rese celebre la chiesa in tutta Europa, ma fu riprodotta a stampa e imitata in centinaia di chiese nel continente. Le scene si distinguono per il rigore disegnativo, l'espressività pacata e la limpidezza cromatica tipiche della scuola nazarena, che rifiutava il virtuosismo barocco a favore di una spiritualità sincera e lineare.
L'altare maggiore, disegnato dallo stesso Carl Roesner in legno laccato di bianco e profilato d'oro, ospita un magnifico tabernacolo con le sculture a tutto tondo dei quattro Evangelisti, modellate dal rinomato scultore accademico Joseph Klieber. La purezza delle linee architettoniche dell'arredo sacro dialoga in perfetta armonia con la policromia degli affreschi circostanti.
Nonostante la veste ottocentesca, la chiesa conserva gelosamente legami con il suo passato: tra gli altari laterali spicca una copia devozionale della celebre icona miracolosa di Maria Pötsch (il cui originale è custodito nel Duomo di Santo Stefano), oggetto di profonda venerazione fin dalle prime fondazioni barocche del sobborgo fluviale.