Nel cuore pulsante della piazza Am Hof, dove un tempo sorgeva la prima residenza fortificata dei duchi di Babenberg, si affaccia uno degli edifici sacri più ricchi di storia e suggestione dell'intera capitale austriaca: la Chiesa della Corte Am Hof (in tedesco Kirche am Hof, ufficialmente consacrata come Kirche zu den neun Chören der Engel, ovvero "Chiesa dei Nove Cori Angelici"). Questa gemma dell’Innere Stadt non è soltanto un capolavoro architettonico in cui convivono in mirabile armonia l’austerità dell'impianto gotico e il trionfo della scenografia barocca; è stata anche testimone diretta di alcuni dei capitoli più memorabili ed epocali della storia europea. Ammirarla dal ciottolato della piazza significa ripercorrere secoli di intrighi dinastici, fervore della Controriforma e svolte imperiali.
La storia dell'edificio affonda le radici nel 1386, quando il duca Alberto III d’Asburgo donò ai padri Carmelitani (all'epoca chiamati popolarmente Weiße Brüder, i "Frati Bianchi") il sito dell'antica cappella di corte dei Babenberg. Tra il 1386 e il 1403 i monaci eressero un'imponente Hallenkirche (chiesa a sala) in stile tardo-gotico a tre navate. Tuttavia, con l'avanzata della Riforma protestante nel XVI secolo, il convento carmelitano si spopolò. Nel 1554 il futuro imperatore Ferdinando I assegnò il complesso alla Compagnia di Gesù guidata da san Pietro Canisio, trasformando la chiesa nel bastione viennese della Controriforma cattolica.
Un devastante incendio scoppiato nel 1607 danneggiò gravemente l'edificio, innescando una vasta campagna di rinnovamento decorativo in pieno gusto Jesuitenbarock (barocco gesuitico). Ma l'intervento destinato a mutare per sempre l'aspetto della piazza avvenne nel 1662: la vedova dell'imperatore Ferdinando III, l'imperatrice Eleonora Gonzaga-Nevers, finanziò la costruzione di una monumentale facciata proto-barocca, progettata dall'architetto comasco Carlo Antonio Carlone. Realizzata con la rinomata e resistente pietra calcarea di Kaisersteinbruch (Kaiserstein), la facciata presenta una caratteristica unica a Vienna: una maestosa terrazza pensile (Altan) che funge da monumentale loggia pubblica.
La scenografica balconata della chiesa non fu concepita come semplice ornamento, bensì come vero e proprio palcoscenico per cerimonie religiose e proclami imperiali. Da qui, nella Pasqua del 1782, Papa Pio VI, in visita a Vienna nel tentativo di mitigare le riforme giuseppiniste, impartì la solenne benedizione Urbi et Orbi a una folla oceanica che gremiva l'intera piazza.
L'evento più gravido di conseguenze storiche si consumò tuttavia il 6 agosto 1806: dall'alto di questa loggia, l'araldo ufficiale dell'imperatore Francesco II lesse il manifesto con cui il sovrano deponeva la corona imperiale germanica, decretando formalmente la dissoluzione del Sacro Romano Impero dopo oltre un millennio di esistenza, incalzato dalle vittorie di Napoleone Bonaparte. Durante i moti insurrezionali del 1848, la piazza e il sagrato furono poi teatro di sanguinosi scontri rivoluzionari culminati nel tragico linciaggio del ministro della guerra conte Theodor Baillet de Latour. Oggi la chiesa è anche il cuore spirituale della vivace missione cattolica croata a Vienna.
Prima ancora di varcare il portale, fermati ad ammirare l'impatto urbanistico della facciata su Piazza Am Hof. La struttura, scandita da paraste doriche e corinzie, timpani e balaustre, è arretrata nella parte centrale per dare spazio all'ampia balconata superiore sormontata dalla statua della Vergine e dagli angeli. Di fronte alla facciata si innalza la monumentale Mariensäule (Colonna della Vergine), eretta in bronzo nel 1667 per volere di Leopoldo I a scioglimento di un voto per la liberazione di Vienna dall'assedio svedese durante la Guerra dei Trent'anni.
Varcando la soglia, l'occhio resta incantato da una straordinaria metamorfosi spaziale. Dietro la veste barocca, fatta di finti marmi, ricchi stucchi e capitelli compositi, si cela la scheletrica eleganza della struttura tardo-gotica. Con l'aggiunta di quattro cappelle per lato nel Seicento, i Gesuiti trasformarono visivamente l'originaria chiesa a tre navate in uno spettacolare tempio a cinque navate, amplificando la percezione di magnificenza e solennità.
Il punto focale della navata è l'imponente Hochaltar. La maestosa pala d'altare, concepita per onorare il titolo della chiesa, raffigura la Vergine Maria circondata dalle nove schiere angeliche (Serafini, Cherubini, Troni, Dominazioni, Virtù, Potestà, Principati, Arcangeli e Angeli). Lungo tutta la volta e le pareti del presbiterio si contano oltre 300 sculture di angeli e cherubini che sembrano animare la liturgia in un vortice di stucchi dorati e bianchi.
Passeggiando lungo le navate laterali si incontrano altari di grande pregio: