A pochi passi dai grandiosi complessi della Hofburg e dai palazzi del potere austriaco, si erge una delle architetture più affascinanti, severe e ricche di stratificazioni culturali di Vienna: la Chiesa dei Minoriti (Minoritenkirche), ufficialmente nota anche come Chiesa Nazionale Italiana della Madonna della Neve (Italienische Nationalkirche Maria Schnee). Caratterizzata dalla sua silhouette gotica inconfondibile, dominata da una massiccia torre ottagonale dal tetto tronco, la chiesa racchiude un legame secolare tra la storia imperiale absburgica e la prestigiosa comunità italiana che fin dal Rinascimento ha animato la vita artistica e intellettuale della capitale.
Entrare nella Minoritenkirche significa compiere un viaggio suggestivo lontano dai consueti itinerari turistici di massa, addentrandosi in uno spazio di quiete mistica dove il verticalismo del Medioevo mitteleuropeo incontra capolavori inattesi, tra cui una monumentale replica a grandezza naturale dell'Ultima Cena di Leonardo da Vinci.
Le origini del complesso risalgono al 1224, quando il duca Leopoldo VI di Babenberg invitò a Vienna i seguaci di San Francesco d’Assisi (i Frati Minori, detti appunto Minoriti). La chiesa attuale fu fondata nel 1276 da re Ottocaro II di Boemia e portata a termine sotto i primi duchi d'Asburgo, in particolare grazie al sostegno di Alberto II e della duchessa Blanca di Valois, che vollero una monumentale Hallenkirche (chiesa a sala) a tre navate di pari altezza, raro e maestoso esempio di gotico francese radicato in terra austriaca.
Uno degli aneddoti più emblematici della chiesa riguarda la sua torre campanaria. In origine svettava verso il cielo con un'ardita guglia gotica; tuttavia, durante il primo assedio turco di Vienna nel 1529 e successivamente nella drammatica battaglia del 1683, la sommità della torre fu pesantemente cannoneggiata dall'artiglieria ottomana. Anziché ricostruire la guglia distrutta, i viennesi decisero di sigillare la torre con una copertura orizzontale a piramide ribassata, trasformandola in un monito perenne di resistenza della città.
Nel 1784 l'illuminato imperatore Giuseppe II soppresse il convento dei Minoriti nell'ambito delle sue riforme ecclesiastiche e donò la chiesa alla Congregazione Italiana Madonna della Neve, un'arciconfraternita attiva a Vienna fin dal 1622 per volere dei Gesuiti. Da quel momento, la chiesa divenne il fulcro spirituale e culturale della vasta comunità italiana residente alla corte imperiale: architetti, musicisti, pittori, consiglieri di corte e diplomatici. Ancora oggi, camminando lungo le navate, si percepisce chiaramente questa identità condivisa tra cultura asburgica e patrimonio artistico italiano.
Il tesoro più celebre della chiesa è la vertiginosa copia a mosaico de L'Ultima Cena di Leonardo da Vinci, realizzata dall'artista romano Giacomo Raffaelli tra il 1804 e il 1814. L'opera fu commissionata direttamente da Napoleone Bonaparte durante la sua dominazione sull'Italia settentrionale, con l'intenzione di portarla a Milano o a Parigi. Con la caduta di Napoleone e il Congresso di Vienna, il colossale mosaico (lungo oltre 9 metri e pesante più di 20 tonnellate) fu acquistato dal suocero di Napoleone, l'imperatore Francesco I d'Austria.
Destinato inizialmente al Belvedere, il mosaico risultò troppo ingombrante per le sale del palazzo barocco e trovò collocazione definitiva nella parete nord della Minoritenkirche, dove si può ammirare ancora oggi a una distanza ravvicinata impensabile a Milano, con una resa cromatica e una definizione dei dettagli in tessere vitree di rara maestria.
Prima ancora di varcare la soglia, è d'obbligo soffermarsi sull'imponente portale maggiore risalente alla metà del XIV secolo, attribuito al maestro Fra Jacopo da Parigi. Suddiviso da un elegante pilastro centrale con la statua della Madonna col Bambino, il timpano sfoggia sculture raffiguranti la Crocifissione, il Calvario e la figura inginocchiata del duca Alberto II, offrendo uno dei vertici della scultura gotica austriaca.
Vienna fu la patria d'adozione di Pietro Metastasio, sommo poeta cesareo e riformatore del melodramma italiano ed europeo, attivo alla corte di Carlo VI e Maria Teresa. All'interno della chiesa si trova il monumento sepolcrale eretto in suo onore, scolpito dall'artista Antonio Celtruda, testimonianza dell'influenza capitale che i letterati italiani ebbero sul gusto musicale e teatrale dell'Impero.
L'altare maggiore, disegnato dall'architetto di corte Johann Ferdinand Hetzendorf von Hohenberg (autore anche della Gloriette a Schönbrunn), rappresenta un affascinante recupero neogotico settecentesco incastonato nello spazio medievale originale. Nelle cappelle laterali spiccano tele seicentesche, tra cui opere di Daniel Gran e antiche sculture lignee dedicate a Sant'Antonio di Padova e a San Francesco.