Nel cuore del secondo distretto viennese, a pochi passi dalle sponde del Danubio, sorge uno dei luoghi più iconici e amati della capitale austriaca: il Prater Parco Divertimenti, noto affettuosamente tra i viennesi con il nome di Wurstelprater (ufficialmente parte dell’immenso polmone verde del Wiener Prater). Considerato a pieno titolo il parco di divertimenti più antico del mondo ancora in funzione, questo spazio straordinario non è un asettico complesso di attrazioni commerciali, bensì un affascinante teatro a cielo aperto dove l'epopea imperiale degli Asburgo, la cultura teatrale popolare della Fin de Siècle e le più moderne giostre da brivido convivono in un perfetto equilibrio nostalgico.
Varcare l'ingresso del Prater significa immergersi nell'anima verace e gaudente di Vienna, un luogo celebrato dalla letteratura, immortalato dalla storia del cinema internazionale e venerato da generazioni di cittadini che qui cercano da oltre due secoli evasione, intrattenimento e convivialità gastronomica.
L'origine del Prater affonda le sue radici nell'età rinascimentale. L'etimologia stessa del termine deriva probabilmente dal latino pratum (prato) o dallo spagnolo prado. Nel 1560 l'imperatore Massimiliano II d'Asburgo acquistò l'intera pianura alluvionale per trasformarla nella riserva di caccia privata della corte imperiale, un privilegio rimasto inaccessibile alla popolazione comune per oltre duecento anni.
La svolta storica avvenne nel 1766, quando l'imperatore illuminato Giuseppe II compì un gesto rivoluzionario: donò il Prater alla cittadinanza viennese «per il suo diletto e sollazzo», ordinando che i cancelli rimanessero aperti a persone di ogni ceto sociale. Ben presto, lungo il viale d'ingresso sorsero locande, baracconi di saltimbanchi, birrerie e piccoli teatri di burattini animati dalla celebre maschera popolare di Hanswurst: è proprio da questa figura comica che nacque il nome popolare di Wurstelprater.
Verso la fine dell'Ottocento, durante la fioritura economica della Gründerzeit, l'imprenditore Gabor Steiner trasformò un settore del parco in «Venezia a Vienna» (Venedig in Wien), uno dei primi parchi a tema al mondo, costellato da canali artificiali solcati da autentiche gondole e sontuose architetture effimere.
Nel 1897, per celebrare il Giubileo d'Oro dei cinquant'anni di regno dell'imperatore Francesco Giuseppe I, gli ingegneri britannici Walter Basset e Harry Hitchins eressero il colosso di ferro battuto che avrebbe cambiato per sempre lo skyline cittadino: la Ruota Panoramica di Vienna (Wiener Riesenrad). Con i suoi 64,75 metri di altezza, fu una meraviglia dell'ingegneria vittoriana e imperiale.
Sopravvissuta miracolosamente ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale — sebbene devastata da un rogo nel 1945 che ridusse i vagoni originali da 30 a 15 —, la ruota è entrata nell'immaginario collettivo globale grazie al capolavoro cinematografico noir di Carol Reed, Il terzo uomo (The Third Man, 1949). È proprio sospeso all'interno di una delle sue cabine rosse che Orson Welles, nei panni dell'inafferrabile Harry Lime, pronuncia il celebre monologo sull'ingegno dei popoli sotto il dominio dei Borgia contrapposto ai cinquecento anni di pace e democrazia della Svizzera e al suo unico frutto: l'orologio a cucù.
A differenza dei moderni parchi recintati, il Wurstelprater è un quartiere vivo a ingresso gratuito, dove ciascuna attrazione è gestita da storiche famiglie di giostrai viennesi da generazioni. Tra i punti salienti da non perdere: