Nel cuore delle geometrie perfette dei giardini barocchi voluti dall'imperatrice Maria Teresa d'Austria, si cela uno degli angoli più giocosi e affascinanti dell'intera residenza estiva asburgica: il Labirinto di Schönbrunn (noto in tedesco come Irrgarten und Labyrinth Schönbrunn). Lungi dall'essere una semplice attrazione ricreativa moderna, questo tracciato verdeggiante rappresenta la rinascita di una raffinata tradizione di corte settecentesca, concepita per il diletto intellettuale e l'intrattenimento galante dell'aristocrazia viennese.
Perdersi tra i suoi corridoi di tasso non è solo una sfida all'orientamento, ma un vero e proprio salto temporale nella Vienna del XVIII secolo, quando l'intreccio di siepi simmetriche rifletteva la volontà dell'uomo barocco di dominare la natura, trasformandola in teatro, allegoria filosofica e spazio di svago.
La storia dell'intrico vegetale di Schönbrunn ha origini illustri: fu impiantato gradualmente tra il 1720 e il 1740, su disegno originario attribuito all'architetto paesaggista Jean Treuhet, uno dei maestri dell'arte topiaria al servizio degli Asburgo. All'epoca, l'area comprendeva quattro sezioni distinte caratterizzate da percorsi a meandro che convergevano verso padiglioni centrali sopraelevati. Era il luogo d'elezione per i giochi di corte, gli incontri discreti lontano dall'etichetta ferrea del palazzo imperiale e le passeggiate filosofiche dell'imperatore Francesco I Stefano di Lorena.
Tuttavia, con il mutare del gusto nel corso del XIX secolo verso il modello del giardino all'inglese e l'abbandono della manutenzione meticolosa richiesta dalle siepi, il labirinto cadde in rovina fino a essere quasi del tutto abbattuto intorno al 1892. È stato solo nel 1999 che, grazie a una straordinaria ricerca archivistica basata sulle piante storiche del Settecento, il complesso è stato interamente ricostruito su una superficie di circa 1.715 metri quadrati.
Dal punto di vista concettuale, l'area odierna si suddivide sapientemente in due anime complementari: l'Irrgarten propriamente detto (il meandro con bivi, vicoli ciechi e trabocchetti) e il moderno Labyrinth, progettato dal celebre designer di parchi gioco Günter Beltzig, che ha unito elementi storici a installazioni cinetiche e interattive.
Il cuore dell'esperienza storica consiste nell'avventurarsi lungo i vicoli delimitati da fitte siepi di tasso (Taxus baccata). L'obiettivo finale è raggiungere il centro del disegno barocco, dove svetta una piattaforma panoramica rialzata in legno e metallo. Da questa posizione privilegiata non solo potrete ammirare l'armonia geometrica dell'intero tracciato verde, ma vi divertirete a osservare i visitatori ancora disorientati che tentano di districarsi tra i vicoli ciechi.
Accanto alla ricostruzione storica si estende l'area del Labyrinth contemporaneo, pensata per stimolare mente e sensi. Tra le attrazioni imperdibili spicca un grande puzzle sonoro su cui saltare per comporre melodie, una serie di specchi deformanti d'ispirazione barocca e un intrigante gioco di equilibrio su piastrelle numeriche che richiede di pianificare le mosse secondo schemi geometrici.
All'interno delle piazzole nascoste troverete un enorme caleidoscopio girevole che trasforma le fronde degli alberi e il cielo di Vienna in geometrie psichedeliche, oltre a una fontana azionabile a pedali dove i più piccoli (e non solo) possono sfidare getti d'acqua improvvisi: un richiamo esplicito agli scherzi d'acqua con cui i principi rinascimentali e barocchi amavano sorprendere i propri ospiti.
Nel punto più orientale sorge un imponente percorso di arrampicata protetto, concepito a forma di volatile stilizzato, affiancato da un'enigmatica pietra liscia nota come la "pietra dell'armonia", progettata dal maestro feng-shui Jes Lim durante il ripristino dell'area negli anni Novanta per favorire la concentrazione e il riposo energetico dopo l'esercizio mentale della ricerca della via d'uscita.