Nel mezzo delle ordinate geometrie floreali e dei viali alberati dell'Augarten, il più antico giardino barocco di Vienna, si erge una presenza titanica, quasi extraterrestre: la Torre Contraerea G della Flakturm VII (in tedesco Gefechtsturm Augarten). Con la sua mole brutale di cemento armato che svetta per oltre 50 metri d'altezza, questa fortezza aerea rappresenta uno dei più potenti e drammatici monumenti-monito (Mahnmale) della Seconda Guerra Mondiale in Europa.
Progettata come baluardo inespugnabile per difendere il cuore della capitale austriaca dai bombardamenti aerei alleati, la torre da combattimento costituisce oggi un capolavoro ingegneristico dell'architettura bellica del Novecento. È una tappa imprescindibile per chi desidera scoprire la storia novecentesca della città al di là dei consueti itinerari asburgici, offrendo un contrasto visivo e concettuale unico tra il classicismo imperiale viennese e l'archeologia militare totalitaria.
La costruzione del complesso difensivo Flakturm VII nel parco dell'Augarten fu avviata tra il luglio 1944 e il gennaio 1945, in una fase disperata del conflitto. A differenza delle torri di prima e seconda generazione erette a Vienna (come quelle dell'Arenbergpark o di Mariahilf), questa appartiene alla cosiddetta Bauart 3 (Terza Generazione), disegnata dall'architetto del Terzo Reich Friedrich Tamms.
Tamms concepì una struttura non più a prisma squadrato, bensì un gigantesco poligono a 16 lati con un diametro di ben 43 metri e pareti in cemento armato spesse fino a 3,5 metri. L'architetto progettò l'esterno pensando persino al dopoguerra: le torri avrebbero dovuto essere rivestite in marmo scuro per fungere da colossali monumenti celebrativi dei caduti del Reich.
Per erigere questo mostro ingegneristico furono impiegati a ritmi disumani migliaia di lavoratori forzati (Zwangsarbeiter) e prigionieri di guerra. La torre svolgeva un duplice ruolo: piattaforma di fuoco per contrastare le formazioni di bombardieri grazie ai temibili cannoni binati contraerei da 12,8 cm (12,8-cm-Flakzwilling 40) e, al contempo, bunker civile e rifugio antiaereo impenetrabile, capace di accogliere fino a 15.000 persone nei suoi nove piani interni autosufficienti, dotati persino di ospedale e generatori autonomi.
Al termine della guerra, gli Alleati valutarono la demolizione sistematica delle torri viennesi. Tuttavia, la quantità di tritolo necessaria a far saltare la G-Turm avrebbe spazzato via mezza Leopoldstadt, distruggendo le condutture cittadine e i palazzi circostanti. Il colosso era letteralmente indistruttibile.
Nel 1946 la torre fu però teatro di un tragico incidente: alcuni ragazzini penetrarono nei sotterranei dove erano ancora accatastate munizioni e proiettili inesplosi. L'innesco accidentale causò un'esplosione spaventosa che sventrò l'interno e creò profonde fenditure visibili ancora oggi sul perimetro superiore. La struttura in cemento, pur gravemente lesionata al suo culmine, non collassò, a riprova della sua titanica resistenza strutturale.
Sebbene l'interno non sia accessibile al pubblico per ragioni di sicurezza statica, la visita ravvicinata dall'esterno regala dettagli formidabili dal punto di vista storico e architettonico: