Affacciato sull'iconica piazza della Freyung, uno dei salotti aristocratici più suggestivi ed eleganti del centro storico viennese, il maestoso Palazzo Harrach (Palais Harrach) rappresenta una delle massime espressioni del primo barocco monumentale a Vienna. Sorto letteralmente dalle ceneri dei conflitti seicenteschi, questo palazzo nobiliare racconta il trionfo della corte asburgica e delle grandi dinastie dell'Impero, segnando un punto di svolta fondamentale nell'urbanistica viennese: l'innesto della grandiosa architettura classicista romana nel tessuto medievale della città.
La storia di questo luogo affonda le radici nel Quattrocento, quando diverse proprietà medievali vennero accorpate. All'inizio del XVII secolo l'edificio passò alla prestigiosa famiglia dei conti di Harrach. Tra queste mura soggiornò anche il celebre e temuto generale della Guerra dei Trent'anni, Albrecht von Wallenstein, genero del conte Karl von Harrach. La leggenda narra che proprio qui Wallenstein, colpito da una misteriosa e gravissima malattia che nessun medico di corte sapeva curare, venne salvato in extremis da un semplice soldato croato a cui il condottiero aveva in precedenza concesso la grazia sul campo di battaglia.
Nel luglio del 1683, un devastante incendio propagatosi poco prima del secondo assedio ottomano di Vienna distrusse completamente il palazzo. Nel 1689, il conte Ferdinand Bonaventura I von Harrach — influente consigliere dell'imperatore Leopoldo I e ambasciatore imperiale a Madrid — riacquistò le rovine con l'ambizione di costruire una residenza di rango europeo.
La genesi del progetto si trasformò in una straordinaria contesa artistica. Il costruttore austriaco Christian Alexander Oedtl aveva impostato i lavori orientando la facciata principale verso la stretta Herrengasse. Insoddisfatto della soluzione, il conte Harrach ingaggiò l'architetto e sacerdote lucchese Domenico Martinelli, allievo a Roma di Carlo Fontana. Martinelli stravolse il disegno: trasformò la facciata verso la Freyung nel prospetto d'onore, avanzando l'edificio di ben dieci metri direttamente sulla piazza e dotando Vienna del suo primo esempio di monumentalità barocca ispirata al modello romano dei palazzi Chigi e Odescalchi.
Per la decorazione scultorea venne impiegata la pregiata e durissima pietra di Kaisersteinbruch (Kaiserstein), estratta nelle cave imperiali del Burgenland. Nei suoi diari personali, il conte Harrach annotò con orgoglio aristocratico che la sua nuova dimora vantava uno scalone «più ampio e meno ripido rispetto a quello delle Tuileries a Parigi, e ben più elegante di quello del Palazzo Infantado a Madrid».
Articolata su undici assi di finestre, la facciata principale domina l'angolo orientale della piazza. La composizione di Domenico Martinelli è scandita da imponenti paraste colossali con capitelli compositi che abbracciano verticalmente i piani nobili. Il monumentale portale d'ingresso, fiancheggiato da nicchie semicircolari e sormontato da un balcone con balaustra in pietra, funge da fulcro scenografico dell'intero complesso.
Vero prodigio ingegneristico dell'epoca, lo scalone cerimoniale in Kaiserstein fu concepito per permettere agli ospiti di rango e ai diplomatici di accedere al piano nobile senza fatica, grazie a gradini ampi, bassi e dall'inclinazione dolcissima. La solidità dei blocchi di pietra bianca dialoga con i raffinati stucchi d'epoca eseguiti dal maestro Johannes Piazoll.
Rimasta inaccessibile al pubblico per quasi 240 anni a seguito delle soppressioni volute dall'imperatore Giuseppe II, la cappella di corte (Hauskapelle) è una delle meraviglie barocche più segrete di Vienna. Questo ambiente a doppia altezza, con pianta ovale coronata da una cupola, custodisce un sublime affresco dell'Immacolata firmato da Johann Michael Rottmayr e un sontuoso altare marmoreo con colonne corinzie disegnato dall'architetto teatrale di corte Antonio Beduzzi.
Sebbene la celeberrima collezione pittorica della famiglia (Gemäldegalerie Harrach), ricca di capolavori fiamminghi, napoletani e spagnoli, sia stata in gran parte trasferita nel castello di famiglia a Rohrau, il passaggio interno del palazzo conserva intatta la sua eleganza seicentesca. Oggi i cortili ospitano studi professionali, gallerie e boutique di pregio.