A pochi passi dal Burgtheater e dall’imponente Minoritenkirche, custodito nella quiete aristocratica di Bankgasse, sorge uno dei complessi residenziali privati più sfarzosi d'Europa: il Palazzo Cittadino Liechtenstein (Stadtpalais Liechtenstein). Mentre la maggior parte dei viaggiatori conosce il celebre Gartenpalais nel nono distretto (Alsergrund), questo palazzo urbano rappresenta il vertice assoluto della magnificenza patrizia viennese, testimone di oltre tre secoli di potere e mecenatismo della casata principesca dei Liechtenstein.
Considerato all'unanimità il primo capolavoro monumentale del Barocco maturo a Vienna e, al contempo, la culla del cosiddetto Secondo Rococò (Neorokoko) ottocentesco, lo Stadtpalais è un'autentica gemma nascosta: un luogo in cui le dorature luccicanti, gli specchi monumentali e le collezioni d'arte principesche raccontano il volto più intimo e sontuoso dell'alta nobiltà asburgica.
Le origini del palazzo affondano le radici nel 1691, quando il conte Dominik Andreas von Kaunitz commissionò la costruzione all'architetto svizzero-italiano Enrico Zuccalli. Tuttavia, nel 1694 l'ambizioso cantiere venne rilevato dal principe Johann Adam Andreas I von Liechtenstein — soprannominato "Hans Adam il Ricco" per la sua straordinaria potenza finanziaria — che affidò i lavori al celebre architetto lucchese Domenico Martinelli.
Martinelli rivoluzionò il tessuto urbano viennese introducendo un linguaggio ispirato ai palazzi romani: facciate monumentali dal rigore classico che celavano all'interno un'esuberanza spaziale senza precedenti. Tuttavia, l'aspetto che lascia oggi senza fiato i visitatori è frutto di una seconda e radicale metamorfosi avvenuta tra il 1836 e il 1847. Il principe Alois II von Liechtenstein decise di rimodellare gli interni per celebrare i fasti della famiglia, affidando l'incarico all'architetto e decoratore inglese Peter Hubert Desvignes e a maestranze austriache guidate da Michael Stolz.
Desvignes diede vita al più grandioso esempio viennese di recupero rococò: stucchi a rilievo finemente dorati a foglia d'oro, sontuose tappezzerie in seta, specchi moltiplicatori di luce e arredi coordinati. Il palazzo subì gravi danni durante la Seconda Guerra Mondiale (una bomba sfondò il tetto e compromise la celebre scalinata), ma un mastodontico restauro completato nel 2013 — durato quasi cinque anni e costato circa 100 milioni di euro — ha restituito alla città un complesso intatto, arricchito da una tecnologia museale invisibile e all'avanguardia.
Una visita allo Stadtpalais Liechtenstein è un viaggio immersivo tra capolavori scultorei, prodezze artigianali e l'eccellenza della pittura mitteleuropea:
Durante il grandioso restauro concluso nel 2013, gli ingegneri dovettero affrontare una sfida titanica: creare nuovi spazi espositivi e depositi climatici senza intaccare la fragile struttura barocca. La soluzione fu un prodigio di ingegneria civile: l'intero palazzo fu temporaneamente sostenuto da micropali mentre sotto le sue fondamenta venivano scavati tre piani sotterranei per accogliere caveau di massima sicurezza e impianti tecnici d'avanguardia.
Un altro aneddoto affascinante riguarda la rivalità tra la corte asburgica e i Liechtenstein. Quando il principe Alois II inaugurò le sale rimodernate da Desvignes nel 1847, la magnificenza del mobilio e la raffinatezza tecnologica (tra cui un pionieristico impianto di riscaldamento ad aria calda e citofoni interni) oscurarono temporaneamente le sale della Hofburg imperiale, al punto che persino la corte dovette ammettere che il "piccolo principato" aveva superato i palazzi dell'Imperatore in fatto di gusto e modernità.