Passeggiando lungo la storica Johannesgasse, a pochi passi dal brulichio di Kärntner Straße e dalla solennità di Santo Stefano, capita di imbattersi in una facciata aristocratica dal fascino intimo e raccolto: il Convento delle Dame Savoiarde (noto in tedesco come Savoysches Damenstift o Palais Savoyen). Non lasciatevi ingannare dalla parola "convento": questo maestoso edificio non fu mai una clausura monastica, bensì una delle istituzioni laico-nobiliari più esclusive dell’Impero asburgico.
Custode di una storia secolare che intreccia la leggendaria dinastia dei Savoia con la casata regnante dei Liechtenstein, il complesso è un capolavoro di transizione tra il tardo barocco viennese e il primo classicismo. Tra le sue mura si celano tesori artistici di assoluto rilievo — su tutti una rara scultura pubblica in piombo firmata dal celebre e tormentato scultore di corte Franz Xaver Messerschmidt — e un cortile segreto che regala una delle atmosfere più poetiche della capitale austriaca.
L'origine architettonica dell'edificio risale alla fine del Seicento, quando due case medievali preesistenti vennero accorpate. Nel XVIII secolo la residenza passò nelle mani del principe Thomas Emanuel di Savoia-Carignano, nipote del celeberrimo condottiero Eugenio di Savoia. Alla sua morte prematura, l'immensa eredità fu gestita dalla vedova, la principessa Maria Theresia Anna Felicitas von Liechtenstein (1694–1772), figura straordinaria e illuminata del Settecento austriaco. Nobildonna filantropa e riformatrice, Maria Teresa abolì la servitù della gleba nei propri possedimenti e, con testamento redatto nel 1769, destinò il palazzo di Johannesgasse a sede perenne di un adeliges weltliches Damenstift (fondazione secolare per nobildonne nubili o orfane).
Le Stiftsdamen ammesse all’istituzione dovevano appartenere all'antica nobiltà (con comprovata purezza d'albero genealogico, la cosiddetta Ahnenprobe) e versare in ristrettezze economiche tali da non poter mantenere il proprio rango nobiliare. Le nobildonne ricevevano alloggio, una rendita (Präbende) e il prestigioso distintivo dell'ordine; pur indossando abiti neri di foggia sobria e compiendo orazioni quotidiane, non pronunciavano voti religiosi: erano libere di viaggiare, frequentare i salotti della corte e persino sposarsi (perdendo in tal caso la rendita).
Il legame con la storia contemporanea austriaca riserva un aneddoto sorprendente: l'istituto ha mantenuto formalmente la propria identità nobiliare fino alla morte dell'ultima reggente, la contessa Karoline Fünfkirchen, avvenuta nel 1980. Inoltre, il palazzo divenne l'abitazione e il luogo di scomparsa nel 1994 di Hertha Firnberg, prima donna ministro della Repubblica d'Austria (responsabile della Scienza e della Ricerca), creando un ideale ponte temporale tra l'emancipazione femminile nobiliare del Settecento e quella politica del Novecento. L'immobile è tuttora di proprietà del casato principesco del Liechtenstein.
L'aspetto monumentale odierno a tre piani e dieci assi di finestre è il frutto della trasformazione intrapresa a partire dal 1766 dal capomastro Joseph Meissl, poi ampliata nel 1783 dall'architetto Andreas Zach mediante l'inglobamento dell'adiacente civico 17. Un occhio attento noterà come la spaziatura asimmetrica delle aperture riveli chiaramente l'originaria fusione di fabbricati distinti.
Per la realizzazione dell'imponente vestibolo, della scala d'onore e dei collegamenti interni, fu impiegata la pregiata Kaiserstein (la resistente pietra calcarea imperiale proveniente dalle cave del Burgenland), elemento distintivo delle più grandi committenze asburgiche.