Affacciata con la sua mole monumentale e severa sulle acque del Donaukanal, la Caserma Rossauer (Rossauer Kaserne, oggi nota anche come Amtsgebäude Rossau) rappresenta uno dei complessi architettonici più imponenti, affascinanti e controversi del XIX secolo viennese. Questo gigantesco colosso in mattoni a vista, concepito più come una rocca medievale che come una semplice caserma urbana, non nacque per respingere eserciti stranieri ai confini dell'Impero asburgico, ma per un compito assai più intimo e drammatico: sorvegliare la stessa popolazione di Vienna e proteggere il giovane imperatore Francesco Giuseppe da possibili rivolte interne.
Per comprendere l'origine della Rossauer Kaserne è necessario fare un salto indietro nel turbolento 1848, l'anno della primavera dei popoli. Durante la rivoluzione viennese, le barricate infiammarono le strade, costringendo la corte asburgica a fuggire a Innsbruck e a Olmütz. Quando il diciottenne Francesco Giuseppe I salì al trono, la lezione fu incisa a fuoco nella sua visione politica: la capitale andava militarizzata e presidiata dall'interno.
Nel piano strategico elaborato dallo Stato Maggiore imperiale, la sicurezza della residenza imperiale (l'Hofburg) dipendeva da un triangolo di fortificazioni moderne collocate attorno al nuovo asse della Ringstraße: l'Arsenale (Arsenal) a sud-est, la (oggi demolita) Franz-Josephs-Kaserne a est e, infine, la grandiosa Kronprinz-Rudolf-Kaserne a nord-ovest, in seguito ribattezzata Caserma Rossauer dal nome dell'antico sobborgo Rossau. Costruita tra il 1865 e il 1869 su progetto degli ufficiali del Genio militare imperiale, tra cui Karl Pilhal e Ferdinand Fellner von Feldegg, la caserma poteva ospitare oltre 2.000 soldati e diverse centinaia di cavalli, pronta a intervenire istantaneamente per soffocare nel sangue qualsiasi insurrezione operaia o studentesca.
Dal punto di vista della storia dell'arte, la caserma è uno dei vertici assoluti del Romantischer Historismus (storicismo romantico) in terra austriaca. Gli architetti militari dell'epoca attinsero generosamente all'immaginario cavalleresco anglo-normanno e alla cosiddetta Windsor-Gotik, reinterpretata attraverso la solidità del laterizio industriale (Sichtziegelbau):
Intorno a questa mole titanica circola una delle più celebri e divertenti leggende metropolitane viennesi (Wiener Sagen). Si racconta che l'architetto progettista, preso dall'ossessione per la simmetria e la grandiosità marziale, si fosse completamente dimenticato di inserire i servizi igienici nei progetti esecutivi. Secondo l'aneddoto popolare, accortosi del madornale errore solo a lavori ultimati quando i soldati dovettero improvvisare latrine nei cortili, l'architetto si sarebbe tolto la vita gettandosi nelle acque del vicino Donaukanal.
La realtà storica è assai più rassicurante e razionale: le planimetrie originali conservate negli archivi militari testimoniano che la struttura fu concepita fin dall'inizio con un sistema all'avanguardia di condutture sanitarie a caduta d'acqua, tra i più moderni d'Europa per l'epoca, e nessun progettista incorse in un destino così tragico. Tuttavia, il mito persistette per decenni a testimoniare la proverbiale ironia pungente dei viennesi nei confronti dell'apparato burocratico e militare asburgico.
Oggi la caserma ospita il Bundesministerium für Landesverteidigung (Ministero federale della Difesa austriaco) e uffici della Polizia federale, motivo per cui gli interni non sono aperti al turismo di massa. Tuttavia, un'attenta perlustrazione del perimetro offre una lezione di architettura a cielo aperto straordinaria: